tasti

16 marzo 1978-2014: il mio ricordo di Aldo Moro

Di quel 16 marzo 1978, un giovedì, ricordo soprattutto un cielo plumbleo che incombeva su Bari. E poi un silenzio tombale che non ho mai più avvertito nella mia vita, come se l’intera città fosse stata presa da un moto di angoscia. All’inizio della mattinata tutti avevamo già saputo del rapimento di Aldo Moro e della strage della sua scorta. Io avevo 26 anni, ero già laureato ma continuavo a frequentare il Movimento Studentesco all’università. Conservo altri due ricordi contrapposti di quella giornata: la rabbia verso lo sbarramento che studenti comunisti tentarono di imporre al nostro corteo, e gli abbracci commossi con cui fummo accolti da Pino Pisicchio e altri giovani della Democrazia cristiana sotto la loro sede in piazza Roma, l’attuale piazza Aldo Moro. Eravamo dalla stessa parte: dalla parte dello Stato democratico e delle sue istituzioni, inequivocabilmente contro il terrorismo.

Durante i 55 giorni del sequestro anche a Bari la tensione era altissima. Eravamo tutti incollati alla televisione e alla radio in attesa di notizie. In tutta la Puglia c’era una forte volontà di mediazione per salvare Moro. Ma quando il 9 maggio giunse la notizia del ritrovamento del suo corpo senza vita in via Caetani, ormai ce lo aspettavamo. Ci era chiaro che le Brigate rosse intendevano dare una lezione, anche se con l’assassinio di Moro sancirono in realtà il loro isolamento. Lo shock per quanto era accaduto fu molto forte in tutta la società: io stesso decisi di lasciare l’attività politica in quell’anno. Non ero mai stato legato ideologicamente ad Aldo Moro, ma i miei familiari, in particolare mio padre e mio zio, avevano stretto con lui nel tempo un rapporto profondo che risaliva agli anni del fascismo, quando la Fuci entrò in contrasto con il regime.

Il prossimo 28 marzo, insieme all’On. Gero Grassi (Hotel Excelsior, ore 18), avrò modo di riferire altri miei ricordi sulla figura di Aldo Moro e su quei giorni tragici. Ma non sarà un incontro in cui guardare soltanto al passato. Nonostante siano trascorsi trentasei anni dalla sua scomparsa, infatti, egli rappresenta un’icona dei nostri giorni. Il suo volto sofferente fotografato nel covo dei brigatisti manifesta con evidenza tutta la sua straordinaria attualità. Aldo Moro è stato un martire dello Stato democratico; e nei tempi di grave crisi che stiamo affrontando, è attraverso il suo esempio che possiamo difendere quei valori che oggi vengono minacciati e per i quali egli si è immolato.

Condividi con :

    I commenti sono chiusi.