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“Aldo Moro: il Partito Democratico vuole la verità” a cura di Gero Grassi

Leggere la Storia attraverso i documenti originali genera un interesse diverso rispetto al fascino delle ricostruzioni storiche o letterarie. Entrambi i mezzi conservano una propria legittimità; ma mentre nel secondo caso l’obiettivo è quello di una più ampia divulgazione degli eventi presi in esame, nel primo caso le parole acquistano un diverso peso specifico, attribuito loro dall’essere state scritte o pronunciate dai protagonisti stessi della Storia. Essere in grado di analizzare un grande evento storico utilizzando entrambe queste modalità di scrittura non è una qualità comune: Gero Grassi ha invece ampiamente dimostrato nel corso degli anni di aver saputo unire approfondimento e divulgazione, attraverso le sue pubblicazioni sull’attività politica di Aldo Moro e sui tragici 55 giorni del suo sequestro.

Aldo Moro: il Partito Democratico vuole la verità è l’ultima pubblicazione in ordine di tempo curata da Gero Grassi, vicepresidente del Gruppo PD alla Camera dei Deputati. Questo lavoro si colloca nella prima delle due tipologie sopra considerate, quella della riproduzione di documenti originali. Si tratta infatti di una corposa raccolta di materiali provenienti soprattutto dai verbali delle commissioni di inchiesta istituite tra il 1979 e il 2001 riguardanti il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro o l’intero arco di tempo delle stragi. Come sottolinea Grassi nella Prefazione, i lavori di quelle commissioni hanno prodotto «una quantità immensa di documenti dai quali, purtroppo, nonostante gli anni intercorsi, non emerge ancora la completa verità sull’intera vicenda»: perciò si è reso necessario «realizzare una sintesi [...] al fine di consentire una facile lettura dei passaggi più significativi ed importanti».

Non sono pochi gli aspetti interessanti, sotto vari punti di vista, di questa raccolta di documenti. Anzitutto le audizioni di personalità di primo piano, oggi scomparse, che in quei resoconti hanno lasciato i loro ricordi e la loro verità dei fatti accaduti in quei giorni: da Andreotti a Cossiga, da Eleonora Moro al generale Dalla Chiesa. Si riscontra poi una chiara differenza tra le prime testimonianze, rilasciate a breve distanza dai 55 giorni del sequestro (la vedova di Aldo Moro, il 1° agosto 1980, confessa di essere «ancora molto sotto shock»), e quelle successive, nelle quali il caso Moro s’innesta in un più ampio discorso sulle responsabilità politiche di quel tempo. Il lettore attento può inoltre verificare le contraddizioni che emergono nelle diverse audizioni: nel 1993 Cossiga, ministro dell’Interno all’epoca del rapimento di Moro, afferma che «due donne minacciarono di bruciarsi davanti alla sede della Democrazia Cristiana se avessimo trattato», circostanza smentita già nel 1980 dalle vedove di due agenti della scorta trucidati in via Fani. E infine c’è Bari: crocevia in cui Moro aveva conosciuto futuri collaboratori, la nostra città viene menzionata anche in relazione ad altre importanti personalità di quegli anni, come mons. Michele Mincuzzi e il sottosegretario Renato Dell’Andro.

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