Passeggiando senza meta precisa e senza soverchi assilli di tempo con andamento lento festivo tra i vicoli in bianco basolato del Borgo Antico di Bari, si può valutare al meglio quanto questo impareggiabile - e forse scarsamente valorizzato in modo appropriato - angolo della nostra Città, custodisca gelosamente tesori monumentali molte volte poco noti agli stessi baresi "doc" ed assolutamente esclusi dai circuiti delle frettolose visite turistiche di massa. E' modesta opinione di chi scrive che , molto probabilmente, anche la monumentale e storica chiesa di san Sabino non si discosti da tale contesto, pur rappresentando la Chiesa Matrice, il Duomo - o come notoriamente conosciuta -, la Cattedrale di Bari! Punto di preciso riferimento, non solo perché sede della Curia e della residenza di Padre Arcivescovo, ma in quanto prezioso scrigno della storicità più atavica delle radici della baresità più verace. Non certo turisticamente da meno di quanto lo sia la vicina - e più "moderna" - Basilica di san Nicola, che ha invece un "dna" che naturalmente la proietta in una dimensione ecumenica che trascende quelle che sono le nostre tradizionali radici. Andando a conoscere più da vicino la "nostra" Cattedrale, ci si può affidare alla visita guidata dalle conoscenze culturali di un qualificato Staff quale è quello della Direzione scientifica dell'Enec (Europe Near Est Center),che si occupa del sito e di cui fanno parte Maria Graziella Belloli, Nicola Bux, Franco Cardini, Michele Loconsole, Raffaele Mascolo e Michele Monno. "La storia dice che la cattedrale è dedicata a San Sabino - con San Nicola protettore di Bari - e fu edificata verso l'ultimo trentennio del 1100, sulle rovine del Duomo bizantino distrutto dalla furia di Guglielmo il Malo (1156). La facciata, con il colore grigio della sua pietra levigata dall'acqua e dai venti marini, con le sue decorazioni classiche dominate dagli influssi bizantino e moreschi, offre una vista stupenda e ricorda alle genti quel che, secoli fa, riuscirono a realizzare uomini che avevano mezzi rudimentali: robusta era però la fede e geniale l'estro creativo. L'interno, che è stato spogliato di tutte le strutture barocche, si presenta nella sua nuda bellezza ed è il cantico del romanico-pugliese nei transetti, nel matroneo, nel magnifico pulpito rifatto in questi ultimi tempi con lo stesso materiale con cui fu, nei tempi remoti, impastato. Nuovo lo svettante campanile, anche se rifatto con le pietre antiche, ed elaborato il tiburio sotto il quale si cela la calotta della cupola con chiari motivi moreschi. A guardarlo bene, dà l'impressione di un grandioso elmo saraceno, ricolmo di fregi e d'incisioni a intrecci vegetali.
Negli archivi, l'Exultet, una preziosa pergamena d'ispirazione bizantino, delicatamente miniata e con le immagini capovolte rispetto al testo: perché i fedeli, quando il celebrante srotolava la preghiera pasquale, potessero contemplare i sacri disegni.
A prima vista può sembrare riprendere il modello nicolaiano in parte è vero, da san Nicola è stato assimilato il motivo degli arconi che serrano la fiancata, quello del muro rettilineo che ingloba le absidi e include anche le torri campanarie. Questi elementi sono stati aggiunti solo nel tardo XII secolo ad un corpo originario risalente ai primi del 1000, fatto costruire dall'Arcivescovo Bisanzio sulle rovine di una Cattedrale ancor più antica.
Questa tesi è stata confermata dagli scavi eseguiti negli ultimi anni sotto l'attuale fabbrica che hanno portato alla luce importantissimi elementi dell'edificio alto medievale precedente, nonché il pavimento musivo di una casa romana, che testimonia la continuità della tradizione dei pavimenti musivi nella civiltà pugliese.
Nel 1000 un fenomeno di bradisismo fu causa della costruzione della Cattedrale più in alto del livello delle altre case circostanti.
La struttura nei secoli è stata rimaneggiata, tanto che il volto attuale è il frutto di una lunga serie di successivi interventi, compresi quelli di ripristino condotti dal 1930 in poi, per eliminare la veste settecentesca. La costruzione è poggiata su due cripte, una a sviluppo longitudinale ed una ad oratorio sottostante il presbiterio. Può darsi che la prima di queste due cripte sia servita temporaneamente al culto, ma di sicuro ebbe la funzione preminente di intercapedine della basilica costruenda. Costituisce il luogo centrico di aggregazione religiosa della città medievale, funzione che l'edificio ha assolto nel corso dei secoli.
Non conosciamo ancora nei dettagli l'estensione e lo sviluppo della città di Bari dall'epoca romana a quella medievale ma, nel contesto urbano, la Cattedrale occupa l'area periferica dell'insediamento antico, quella presso le mura e la "Porta Vecchia" (l'attuale via Arco Alto), e, secondo la tradizione locale (Beatillo, Petroni), nelle vicinanze della moschea e del palazzo degli Emiri. Una zona interessata dalla forte espansione edilizia del X-XI secolo, poco dopo la ripresa della città da parte dell'imperatore bizantino Basilio I (876) e l'istituzione del "Tema di Longobardia".
L'esplorazione archeologica (1960) del Succorpo della Cattedrale ha riportato alla luce un mosaico pavimentale con un'interessante iscrizione dedicatoria, risalente all'epoca paleocristiana (V-VI sec.).
Quest'opera è testimone di quella Cattedrale che esisterà fino al 1034, come è riferito dalla cronaca dell'Anonimo Barese, il quale, quell'anno, a proposito dell'attività del vescovo Bisanzio annota: Dirupavit Episcopium et coepit laborare (distrusse il vecchio Episcopio e cominciò a fabbricare il nuovo). La datazione all'XI secolo per tutto il nuovo complesso basilicale barese è avvalorata dal trasferimento a Bari del seggio episcopale di Canosa, la più antica città cristiana della Puglia, decaduta ad opera dei Saraceni dell'Emirato barese. È evidente che il rafforzamento del potere politico (la riconquista bizantina) coincise con la riorganizzazione del potere religioso (la nuova Cattedrale). Bari diviene il caposaldo dell'Impero bizantino nell'Italia meridionale, sia per la sua posizione strategica sul mare e sia per la possibilità di collegamenti diretti con la capitale Costantinopoli. In quegli stessi anni, secondo la tradizione, venivano trasferite a Bari le prestigiose reliquie di San Sabino, vescovo di Canosa (VI sec.), al quale venne dedicato il nuovo tempio ed eletto patrono della città. Il vescovo di Bari diviene così anche vescovo di Canosa, come è ulteriormente attestato dalla iscrizione sulla "Cattedra di Elia" nella Basilica di San Nicola. In precedenza la Cattedrale era dedicata alla Vergine Odegitria (in alcuni documenti è ricordata con il nome popolare greco di "Metizzia" cioè "Madre divina"). L'icona veneratissima nella capitale stessa dell'Impero, Costantinopoli, secondo la tradizione fu dipinta da San Luca. L'immagine prese il nome di Odegitria dal luogo in cui era collocata, il monastero "delle guide" (ton Odegòn, "indicatrice della via") ed andò distrutta nel 1453 durante la conquista turca. Bari non poteva offrire un segno migliore delle sue connessioni con l'Impero bizantino di quello offerto dalla icona della sua Cattedrale, la "Madonna di Costantinopoli" (Odegitria) conservata nella Cripta. Essa è forse la copia di una più antica eseguita, probabilmente, dal pittore Onofrio Palvisino da Monopoli nella prima metà del 1500. È celebrata anche oggi in città (il 1° martedì di marzo), lo stesso giorno in cui si festeggiava a Costantinopoli. La traslazione delle reliquie di San Nicola a Bari nel 1087, la costruzione della Basilica in onore del Santo di Mira e la dichiarata posizione politica filobizantina, contraria alla dominazione normanna da poco istituita in città (1071), contribuirono alla decadenza della Cattedrale e del culto di San Sabino. Il culmine fu raggiunto nel 1156, quando la Cattedrale venne parzialmente distrutta da Guglielmo il Malo, che puniva così il clero (in particolare il vescovo Giovanni) e i cittadini per le loro continue ribellioni al potere normanno. Durante l'episcopato del vescovo Rainaldo (1178-1188) iniziò il restauro della fabbrica, il 2 febbraio 1233 venne consacrato l'altare maggiore alla presenza di Federico II e dell'arcivescovo di Palermo Bernardo Costa, già vescovo di Bari (1207 - 1214) e grande amico dell'Imperatore Svevo. Il 4 ottobre 1292 la Cattedrale fu consacrata solennemente; ricchissima la suppellettile marmorea e la decorazione di tutte le parti architettoniche, attribuite a grandi scultori come Alfano da Termoli, Anseremo da Trani, Peregrino da Salerno. Ricca, anche la decorazione parietale ad affresco, della quale sopravvivono alcuni resti nelle absidi minori e nella Cripta. Molte testimonianze della grandezza storica, artistica e liturgica della Cattedrale, sono oggi fruibili nell'attiguo Museo.
Ogni oggetto artistico è stato restaurato e riproposto alla lettura degli studiosi, dei visitatori, degli studenti (per quest'ultimi con idonei itinerari didattici), per ricomporre (fin dove è possibile) l'immagine di una delle chiese più belle di tutta l'Italia meridionale". Scendendo nella cripta della Cattedrale, sulla base di quanto annotato dalla nostra Guida scientifica, si apprende che "la cripta a tre navate individua un sistema di quattro muri dei quali i tre a sinistra sono paralleli tra loro mentre il quarto, quello a destra, è mal definito e sembra divergere dagli altri. Verso il fondo è presente una muratura a grossi blocchi che potrebbe essere la fondazione di un'abside.
La cripta è rimasta barocca: in una colonna, scrostata dal suo rivestimento, si rivela lo stile originario. All'altare maggiore, l'immagine bizantino della Madonna di Costantinopoli, salvata - pare da monaci basiliani dalla furia iconoclasta dell'Oriente. Si dice dipinta da San Luca che conobbe lo sguardo dolce e consolatore della Madre di Gesù.
L'immagine della Madonna che si venera nella Cripta della Cattedrale di Bari è detta Odegitria perchè si trovava in un tempio di Costantinopoli, fatto edificare dalla regina Pulcheria sulla strada retta, chiamata dai greci Odilonica da cui deriva Odegitria, cioè "mostra la via". La stessa regina Pulcheria ordinò ai monaci di S. Basilio, detti Calogeri, di onorare la Madonna Odegitria con particolari pratiche di pietà.
Con il passare del tempo l'imperatore Leone Isaurico, dimenticando i benefici divini ottenuti per intercessione di Maria, iniziò una tremenda persecuzione delle sacre immagini. Fu allora, nel secolo VIII, che i Monaci Calogeri addetti al culto del tempio in cui si venerava la Vergine Odegitria, al fine di salvare la sacra immagine, dopo averla posta al sicuro, decisero di portarla a Roma per consegnarla a Papa Gregorio.
Due di essi, travestiti da marinai, con il prezioso quadro custodito in una cassa, si recarono al porto di Costantinopoli e rimasero in attesa che salpasse qualche nave per l'Italia. Una flotta era in partenza per l'Occidente diretta a Roma per fare prigioniero il Papa al fine di poter indurre gli italiani a pagare un tributo all'imperatore.
Nel vascello che partiva per primo erano imbarcati due marinai baresi che convinsero il comandante a far salire a bordo i due finti marinai.
Durante la notte una forte tempesta minacciava la nave di imminente naufragio così come era già avvenuto alle altre navi della flotta. All'alba del 1° martedì di marzo del 733, il vascello salvatosi dalla tempesta approdava al porto di Bari.
I due Monaci Calogeri scesero a terra con il prezioso carico con l'intenzione di proseguire per Roma, ma i due marinai baresi che avevano scoperto il contenuto della cassa, costrinsero i Monaci a lasciare a Bari la sacra immagine. A malincuore i Calogeri si convinsero e tutto il popolo barese, processionalmente, tra canti ed inni, con in testa l'Arcivescovo Bursa, portò il quadro della Madonna Odegitria nella chiesa dedicata all'Assunta che diventerà poi la cripta della Cattedrale di Bari.
L'Arcivescovo Bursa ordinò ai due monaci Calogeri e a due altri sacerdoti del clero barese, di vegliare giorno e notte presso la sacra immagine.
Da allora non solo ogni 1° martedì del mese di marzo e per otto giorni consecutivi, ma tutti i martedì dell'anno i baresi si recano in Cattedrale per onorare Maria.
Tutto questo è tradizione, ma le prime notizie storiche risalgono al sec. XVI quando l'Arcivescovo Antonio Puteo, nel 1580 costituì una "Pia Associazione di S. Maria di Costantinopoli" e, nel 1592, fece costruire un prezioso altare d'argen-to. Il 19/9/1722, a cura del Capitolo Metropolitano l'immagine dell'Odegitria fu incoronata dal Capitolo Vaticano.
Nel 1942 l'Arcivescovo Marcello Mimmi, mentre la seconda guerra mondiale imperversava anche sulle nostre terre, per implorare la pace, fece adornare il quadro dell'Odegitria con artistica cornice marmorea e nel 1948, per sua espressa volontà, ci fu la "Peregrinatio Mariae" con solenni pellegrinaggi in tutte le parrocchie della Diocesi. In Maria SS. di Costantinopoli, proclamata Patrona della Diocesi e della città di Bari, il popolo barese ha sempre trovato protezione e conforto, soprattutto nei momenti più calamitosi e difficili della sua storia".
Saverio Zuccarino
Barisera del 4/01/2008