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10/06/2006 Prove tecniche di Partito democratico
Parla il capogruppo della Margherita Michele Monno
In Italia c'è un nesso tra leggi elettorali e formazione di partiti e di coalizioni; infatti si vota con sistemi diversissimi (europee proporzionali con preferenza; Camera e Senato a liste bloccate; regionali e comunali con sistemi di coalizioni e voto di preferenza; provinciali con altro metodo). In pratica la formazione di partiti e di coalizioni risente di questo quadro normativo e dovremo fare una corposa differenza tra il "professionismo" della politica romana supportato da generosissimi finanziamenti statali che si estendono a tutti i partiti che abbiano eletto almeno un parlamentare e i sistemi partitici regionali e locali che esprimono livelli di "associazionismo politico di volontariato".
La formazione di un Partito democratico nazionale che già supera il 30% dei consensi obbedisce allo schema dei collegi uninominali e alla leadership di coalizione. Oggi si sta alla ricerca di un modello di formazione di questo partito e, intorno a due concezioni diverse, si sovrappongono mediazioni e interpretazione.
La prima è quella che si rifà a un partito leaderistico molto concentrato intorno a poche personalità che di fatto cooptano tutta la filiera di comando e promuovono il consenso attraverso le forme mediatiche nazionali (televisioni giornali ed eventi), un partito nelle forme speculare alla Casa della Libertà di centrodestra. Il limite di questa concezione sta nell'autoritarismo e nell'implosione in assenza di leggi elettorali e di riforme costituzionali che la possano favorire.
La seconda riprende gli schemi del funzionamento del partito per correnti, per fare del partito riformista un contenitore in cui far confluire e dibattere tutte le anime(cattolica, socialista, ambientalista, liberale) e le diverse personalità, valutandone la premialità per dati elettorali, dando a ciascuno secondo il proprio peso specifico. Il limite sta nella disgregazione in assenza di un condiviso gruppo dirigente e in assenza di modelli di solidarietà e di comportamenti idonei a garantire la dialettica e la concorrenza tra le correnti.
Il governo Prodi ha creato un assetto istituzionale più consono al secondo modello, con pesi e misure che sono una variante moderna del vecchio manuale Cancelli; sono stati i partiti della coalizione a individuare non solo le cariche istituzionali ma anche ministri e sottosegretari, divenendo fattori di governo del Paese. Diversamente, a causa della legge elettorale del Polo, i parlamentari sono il risultato della cooptazione dei Partiti e molto meno espressione del Territorio di appartenenza. Vedremo se si metterà subito mano all'introduzione di una legge elettorale, che esalti la centralità dei Collegi e che ridimensioni la logica delle liste bloccate e senza preferenze, sicuro retaggio di sistemi autoritari.
La consultazione attraverso le primarie sono all'interno di tutti e due i sistemi, in quanto le primarie possono essere utilizzate a doppia faccia. Possono essere dei referendum mediatici una volta che la struttura partitica di comando abbia trovato una convergenza, oppure essere organizzate con delegati frutto di elezioni in cui i votanti siano chiaramente esposti attraverso una dichiarazione fiscale "pubblica" come nel caso dell'8 per mille. Comunque la formazione della platea elettorale è la base più consistente della democrazia che legittima le primarie : ma la discussione è tuttora in corso e non abbiamo una legislazione di riferimento sulle primarie.
Poi qualcuno ha mutuato dalla concezione anglosassone dello spoil system i metodi di governo di alcuni partiti e di alcune amministrazioni locali. Chi vince prende tutto. Questo non è possibile nelle Amministrazioni, figuriamoci nella vita dei Partiti. Finchè ci sarà un sistema elettorale con spiragli proporzionalistici, in Politica tutto si trasforma e si ricompone, una corrente annullata in un partito se ha forza te la ritrovi in un'altra formazione o si ricostituisce in un altro Partito.
Il livello locale
I Partiti politici, dal livello comunale fino a quello regionale, sono "organizzazioni di volontariato" confluenti in una struttura nazionale in cui gli iscritti si riconoscono più per adesione culturale che per un'integrazione organizzativa. Sono come le organizzazioni culturali e ambientaliste, possono assumere dimensioni locali o iscriversi a grandi strutture nazionali. Si diventa partito locale quando si ha la forza di presentare una lista amministrativa; le liste civiche hanno elementi di partiticità e si iscrivono a pari e pieno titolo con le altre formazioni nazionali. I movimenti e le associazioni sono altra cosa e si differenziano dalle forze partitiche cui spetta la rappresentatività della Comunità locale; è chiaro che il confine tra partiti e movimenti non è la terra di nessuno, è il territorio in cui si mescolano concezioni e personalità, è territorio vivace quando c'è democrazia. La rappresentatività politica comunque è riconosciuta alle liste elettorali, nell'altro livello si possono iscrivere sia forme di "società civile" sia sindacati sia lobby economiche sia associazioni autoreferenziali. Chi vuol negare questa distinzione lo fa nell'ipotesi del "qui acchiappo tutto io" traduzione interpretativa dello spoil system, metodo fuor di luogo in una situazione elettorale come quella pugliese e nazionale in cui l'elettorato è spaccato a metà con una leggera prevalenza del centrosinistra.
In questa dimensione a Bari il partito ulivista deve partire sia dagli eletti di DS Margherita e lista Emiliano, sia dalla convergenza dei due partiti di riferimento. I 20 Consiglieri Comunali dell'Ulivo devono studiare gli approfondimenti del programma del Sindaco e della coalizione, indicando priorità e tempistica all'esecutivo, devono compilare un regolamento del gruppo ulivista in cui siano chiari i comportamenti in caso di decisioni prese a maggioranza. In questa ottica si dovrà eleggere un portavoce unico del gruppo consiliare ulivista con vicecoordinatori sull'esempio del Parlamento nazionale. Su queste basi si potrà allargare il gruppo ad altri consiglieri della maggioranza che vogliano vivere l'esperienza del Partito democratico.
I due Partiti che hanno avviato l'Ulivo devono trovare le forme di avviamento di una Federazione, ma qui credo le cose siano più complicate per il fatto che in assenza di decisioni nazionali le cose saranno meno definite. Le forme di collaborazione non sono mai mancate, si avverte la difficoltà di far partire il modello di aggregazione. Bisogna essere comprensivi : le forme e i risultati del tesseramento barese tra Margherita e DS non sono rapportati ai risultati elettorali, sarà difficile che i livelli di rappresentatività non tengano innanzitutto conto di un processo "a cascata" dal livello nazionale a quelli regionale, provinciale e locale. Non solo, e questa è cosa seria : mentre a livello nazionale non c'è incompatibilità tra Partiti ed eletti, per cui sostanzialmente potrebbero promuovere il Partito democratico gli stessi gruppi parlamentari, a livello locale è stata imposta l'incompatibilità tra cariche di partito e cariche elettive. Non solo, ma è tradizione consolidata che siano i partiti ad indicare al Sindaco gli assessori e le maggiori cariche di governo. La stessa lista Emiliano dovrebbe avere una struttura di Partito separata dal gruppo consiliare per concorrere a formare il Partito. Insomma sarà più facile fare gruppi consiliari unitari che avviare in tempi brevi forme di fusione da vero Partito democratico nella città di Bari. Un vero slancio potrebbe essere rappresentato dal modello con cui si formò la Margherita, in pratica si formò sic et sempliciter un nuovo partito nazionale, sciogliendo contestualmente i vecchi partiti. Allora tutti i livelli locali raggiunsero degli accordi e su quella base venne lanciato il nuovo tesseramento. Chissà che anche questa volta prevalgano la realtà delle cose da fare e la fantasia delle forme organizzative.
capogruppo Margherita Consiglio comunale Bari
Michele Monno
Barisera del 10/06/2006
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