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21/07/2003

Il candidato sindaco e i problemi di Ds e Margherita

Le riflessioni del presidente della Margherita di Bari, Michele Monno


BARI – “E’ chiaro che nel momento in cui si è optato per la Convenzione cittadina, obiettivamente si doveva arrivare alle primarie. Mi sembra scontato che tutto il lavoro comune dei soggetti che fanno riferimento al centrosinistra porta inevitabilmente ad una verifica, attraverso uno strumento democratico di consultazione di massa”. Il ragionamento del presidente barese della Margherita, Michele Monno, si articola mentre il tumultuoso dibattito sul futuro del centrosinistra a Bari assume sempre più toni imprevedibili, dentro e fuori la Convenzione cittadina.
La Convenzione cittadina del centrosinistra continua a macinare riunioni su riunioni, ma non sembrano emergere ancora fatti concreti rispetto all’individuazione del candidato sindaco per le prossime elezioni comunali del 2004, né tantomeno elementi chiari che diano autorevolezza e potere decisionale allo stesso consesso. Come si sta sviluppando la dinamica interna alla Convenzione riguardo al rapporto tra i partiti, le associazioni ed i movimenti?
“C’è una situazione di stallo da parte dei Democratici di Sinistra. Un fatto preoccupante che amareggia tutti quanti. Non è positivo che i Ds baresi non recuperino una dignità interna, nominando un loro leader alla guida del centrosinistra della città. Non è positivo per tutta la coalizione che si siano sempre macerati in scontri interni da almeno 15 anni a questa parte, e che oggi siano costretti a convergere su un leader non barese, nel senso che non fa parte di un quadro di riferimento storico barese né di tradizioni di lotta né di politica generale. Il fatto, poi, che quasi tutti gli esponenti di spicco, tranne il capogruppo al consiglio comunale Ludovico Abbaticchio, abbiano proposto candidature di centro, come Marida Dentamaro o Marcello Vernola, è veramente assurdo. A Bari, infatti, non esiste una convenzione ad excludendum di principio per i Ds. Forse ai baresi sta antipatico lo stereotipo del comunista funzionario di partito, ma non l’intellettuale, la brava persona, il professore di fede diessina. Se poi ci fossero delle persone capaci di articolare l’amministrazione pubblica, sarebbero ben accolte. Non credo che Bari sia diversa da Napoli in questo senso. Solo che Napoli si è ritrovata un Bassolino, erede delle lotte sindacali e politiche, Bari no. E’ importante, quindi, che gli amici Ds recuperino una loro identità, vale a dire la capacità di individuare le leadership e di saperle costruire. Si tratta di un passo fondamentale, anche perché senza la forza dei Ds comunque il centrosinistra non vince”.
La crisi dei Ds, dunque, ha provocato l’ingrossamento delle file nelle associazioni e nei movimenti?
“C’è sicuramente un forte collegamento tra i due fenomeni. Non esiste, infatti, un movimentismo che nasce dal nulla o dalla cosiddetta società civile. A Bari non c’è una società politica ed una civile. E’ un’affermazione ridicola, che presupporrebbe l’esistenza nel ceto politico di funzionari a tempo pieno che occupino posizioni rilevanti nella pubblica amministrazione. Così non è. Da noi non esiste il ceto dell’Emilia Romagna o della Toscana che è intercambiabile tra il livello politico e quello dell’amministrazione dello Stato o degli enti locali. Non sussiste più la situazione del periodo democristiano della Prima Repubblica, in cui i funzionari degli enti locali e quelli politici s'identificavano. Questo ceto oggi è disintegrato. Sono (siamo) tutti esperienze della società civile, è una balla quella della divisione. Quale differenza ci può essere, per esempio, tra Franco Cassano e Giusy Servodio?”.
La Convenzione potrebbe, quindi, essere salutare per i due più grandi partiti del centrosinistra barese, Ds e Margherita, entrambi con delle problematiche interne: il primo in crisi di classe dirigente, la seconda in una confusa fase di transizione?
“La Convenzione è stato il metodo più credibile, spregiudicato, semplice per non creare steccati con i movimenti e la loro leadership, per non arroccarsi, insomma, in segrete stanze di trattative, ma per coinvolgere tutta la base sociale del centrosinistra. Questa è la forza della Convenzione, ma è anche la sua debolezza, perché non esiste una rappresentatività certa di un dato numero di delegati che, alla fine in conclave, possano prendere una decisione. La Convenzione è un grande contenitore, somigliante ad un’assemblea di tipo sessantottino, in cui tutti possono partecipare, tutti possono parlare. Ma il momento di sintesi manca, e tanto è mancato che di nuovo è emerso il problema delle primarie, che è l’unico metodo d’individuazione delle candidature. C’è una connessione obiettiva, infatti, tra la scelta del percorso della Convenzione e quella che si può definire una consultazione di massa, come le primarie. E non è un fatto peregrino. Lo strumento delle primarie è stato utilizzato parecchie volte in Italia. Nel 1985 le primarie furono fatte a Milano per la scelta del candidato sindaco e fu un grande successo. Ultimamente sono state fatte in molti comuni, come, per esempio, Trapani o Palermo, e dappertutto è stato un successo perché ha riunito tutti i movimenti variegati del centrosinistra in momenti di coesione. Un fatto importante per la coalizione di centrosinistra che parte – è bene rimarcarlo - da una situazione di disintegrazione dei partiti”.
La Convenzione come mezzo taumaturgico per guarire il malessere dei partiti?
“Non solo i partiti, ma anche l’intero centrosinistra, perché i partiti partecipano a pari livello con tutte le altre forze. E’ chiaro che nel momento in cui si è optato per la Convenzione cittadina, obiettivamente si doveva arrivare alle primarie. Mi sembra scontato che tutto il lavoro comune dei soggetti che fanno riferimento al centrosinistra porta inevitabilmente ad una verifica, attraverso uno strumento democratico di consultazione di massa. E le primarie si possono fare non solo se c’è la condivisione di tutti, ma anche se c’è una volontà seria di indicare i candidati sindaco. L’attuale punto di debolezza del centrosinistra sta nel fatto che i movimenti e i partiti che si orientano sulla candidatura di Michele Emiliano hanno bloccato le primarie, e non si sa in quali sedi dovrebbe essere fatta la scelta, se non in un momento assembleare e all’unanimità. In caso di spaccatura, infatti, la Convenzione non avrebbe alcuna forma certa di rappresentatività, perché risulta difficile determinare la rappresentatività, per esempio, di un’associazione senza statuto e senza iscritti. Secondo me non può esistere lo stesso potere decisionale tra un partito come la Margherita, che conta quattromila iscritti, ed un'associazione o movimento che non ha riscontri chiari sui suoi aderenti effettivi. Necessariamente una forma assembleare deve sfociare in una Convenzione cittadina dove il voto può solo essere capitaneo, cioè una testa un voto. E’ l’unica concezione ammissibile all’interno del centrosinistra”.
Qual è la situazione attuale e quali gli scenari a breve termine?
“Ci troviamo di fronte ai supporter di Emiliano che vogliono accelerare la decisione entro luglio, senza sapere con quali mezzi farlo, mentre quelli che sono perplessi su tutto, vogliono le primarie ma senza indicare i candidati. Che razza di primarie possiamo fare se non abbiamo chiaro il quadro delle candidature, che, comunque, dovrebbe essere completato entro luglio? Restanti così le cose, al massimo agli inizi di settembre questo schema si rompe. Voglio dire che o i due maggiori partiti del centrosinistra riescono a trovare al loro interno le condizioni, la determinazione e l’armonia per scegliere il candidato sindaco, in alleanza con il Prc ed i movimenti, oppure si rischia seriamente di disintegrare la Convenzione cittadina, per passare il bastone di comando, come molti vorrebbero, ai livelli di segreteria provinciale, regionale o nazionale. Se a fine luglio non vi sarà chiarezza, soprattutto tra i Ds e la Margherita, è ovvio che la questione passerà su altri tavoli. E sarebbe una grave sconfitta della classe dirigente barese di tutto il centrosinistra. Previsioni? L’ala più decisa dei movimenti potrebbe marciare per proprio conto. E’ necessario, quindi, un guizzo delle forze dell’Ulivo, per evitare che i movimenti e Rifondazione vadano in autonomia, anche senza avere un proprio candidato sindaco. La decisione deve essere presa subito. Da anni l’attendismo sta ammazzando Bari”. 

(r.p.)
Barisera del 21/07/2003

 



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