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22/12/2003

Elezioni? Prima il contratto con i cittadini

Le riflessioni del responsabile di Bari Democratica, Michele Monno


BARI - "Qualunque sia il futuro dobbiamo riconsiderare un altro schema di giudizio, vale a dire, le cose da fare concretamente, con quali uomini, con quale criterio di collegamento tra istituzioni e partiti". E la forza vincente del centrosinistra per le prossime elezioni di primavera, può derivare proprio da una seria ricognizione dell'esperienza amministrativa di cinque anni alla Provincia di Bari. Il responsabile dell'associazione Bari Democratica, Michele Monno, traccia le linee di un percorso che porti ad un contratto sociale con gli elettori.
I partiti e le associazioni del centrosinistra barese avevano stupito tutti con l'attivazione della Convenzione Cittadina, un luogo materiale ed immateriale dove ritrovarsi a discutere di politica. Ma se il nuovo organismo ha fatto crescere quanti vi hanno attivamente partecipato, non è riuscito a trovare il collante per trasferire alle segreterie dei partiti una soluzione politica finale sul candidato sindaco. La decisione, dunque, ritorna ad essere appannaggio degli organi di partito?
"La questione ormai sembra in via di superamento. La candidatura di Michele Emiliano, da noi voluta e sostenuta come esperienza maturata all'esterno dei partiti e rappresentativa di un modo particolare di essere barese, trova un ampio consenso nella popolazione. Me ne sono accorto parlando con la gente, sia dichiaratamente di centrosinistra, sia di centrodestra, sia lontana da ogni schieramento partitico. E così, accantonata la questione della candidatura di Emiliano, è giunto il tempo analizzare i nove anni d'attività del sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia ed i cinque anni di presidenza della Provincia di Marcello Vernola, per formulare un giudizio, che non faccia ricadere(amministrazioni e partiti) negli stessi errori e dia una marcia in più per migliorare la gestione degli Enti locali".
Non potendo ancora confutare candidati e programmi ufficiali, è più produttivo ragionare su quanto è accaduto negli anni passati?
"Esiste, innanzi tutto, un gravissimo problema nei partiti, vale a dire la capacità di dare giudizi sugli eventi, sulla base dei programmi svolti o incompiuti".
Il deficit dei partiti sta nel non aver espresso un giudizio chiaro su quanto i loro candidati hanno realizzato?
"Non ci sono incontri politici in cui si possa parlare di questo. Soltanto nel centrodestra c'è una fibrillazione in tal senso, c'è una volontà di discussione quasi in opposizione al Sindaco che non ha mai avuto mandato dai partiti della sua coalizione per attuare quello che ha poi effettivamente fatto. Nove anni del suo governo, per quanto riguarda i parcheggi, per esempio, sono stati un disastro: la stragrande maggioranza delle categorie interessate, a partire dai commercianti del centro e dall'intera Alleanza Nazionale, ha posizioni completamente diverse. Di Cagno Abbrescia deve dire a noi cittadini le cose che ha fatto in nove anni e quelle da risolvere o concludere: è sicuramente bravo, ma brilla di "luci" solo perché i precedenti sindaci nulla hanno fatto per Bari, tranne i cassonetti dei rifiuti e lo stadio San Nicola. La Prima Repubblica a Bari, infatti, è stata un vero disastro dal punto di vista degli obiettivi. E' poi arrivata, con l'attuale sindaco, la democrazia della formazione dei consensi su base maggioritaria. Oggi si può cambiare come metodologia con lo stile del programma comune europeo, quello che vuole il presidente Prodi, basato sui programmi e non sulla sola identità".
Se il centrodestra non discute dei suoi errori, il centrosinistra può fare dell'autocritica la bandiera della sua battaglia vincente?
"Il centrosinistra non può parlare dell'esperienza dei cinque anni al governo della Provincia. Da quando D'Alema e gli altri del centrosinistra barese hanno cominciato a pontificare sull'estrema validità del nostro presidente della Provincia, non si può obiettare nulla. Si ha sentore che i partiti della coalizione propendano per una soluzione di cucitura, però sempre sullo stesso metodo, vale a dire solo una valutazione di tipo politico generale sui candidati. Quando, invece, si entra nel merito dei programmi, comincio, allora, a fare le mie semplici domande. Il concorso della Provincia, che sicuramente non è una questione di opportunità ma un'eredità dalla precedente Giunta Sorrentino, doveva essere espletato subito fin dal 1999. Se c'erano dei sospetti sulla regolarità, il presidente Vernola avrebbe potuto denunciare tutto molto tempo prima alla Procura della Repubblica. Il vero problema è l'efficienza dell'amministrazione che si misura anche con la capacità di fare 200 assunzioni, che potevano essere fatte prima che le risorse fossero erose, via via, dalle varie leggi Finanziarie. E, passando ad altre tematiche, che dire del Parco della Murgia? Semplicemente una proclamazione d'intenti, perché voler fare il parco, significa attuare i controlli sulle attività che si svolgono su quel territorio. Tutto questo non è stato fatto, non c'era personale né amministrativo né scientifico adibito a tale incarico. Facile affermare: io voglio un parco bellissimo, e fermarsi là. E' mancato il connotato dell'identità, quello che ti fa sentire proprie le cose. Il parco così diventa il mio parco, e si deve realizzare per il mio benessere, per la mia salute, per una buona e corretta alimentazione per me e per i miei concittadini. E' la passione ti deve portare al controllo del territorio, a fare il turismo sostenibile: non ci si può accorgere dopo quattro anni che, invece, quel territorio è una devastante pattumiera".
La via vincente del centrosinistra passa, quindi, attraverso una rimeditazione delle problematiche che riguardano l'amministrazione di cinque anni, piuttosto che valutazioni di carattere generale?
"Questo schema funziona per il passato. Qualunque sia il futuro dobbiamo riconsiderare un altro schema di giudizio, vale a dire, le cose da fare concretamente, con quali uomini, con quale criterio di collegamento tra istituzioni e partiti".
Il contratto sociale del '99 tra Vernola e gli elettori era forse mediato da altri soggetti, oppure la colpa è del presidente che non lo ha realizzato?
"Cosa è stato realizzato non è dato conoscere. Se devo parlare sulle cose non fatte, ne posso tirare fuori un elenco lunghissimo. Le scuole non hanno avuto miglioramenti significativi, le strade provinciali ben poco : questo all'interno della normale amministrazione. Sui programmi futuri, cose grandiose, basta che si venda il Palazzo della Questura a un determinato prezzo... Un modo sessantottino di prevedere la politica: sempre il sogno delle grandi cose da fare e da rifare, per non discutere delle cose fatte negli ultimi due anni. Si sta parlando di amministrazioni pubbliche che sono delle vere e proprie aziende. Non sono i sogni della politica ma, per esempio, sono già 100 miliardi di vecchie lire investiti in partenza per il costo del personale e del funzionamento della macchina burocratica, da cui non si può prescindere. Su questa base bisogna avere una pretesa di spesa qualificata. E questa nuova modalità di approccio deve emergere anche nei confronti del candidato Michele Emiliano. Dobbiamo conoscere quali sono gli obiettivi da realizzare immediatamente: se ci deve essere la prevalenza dei parcheggi, la creazione dei parchi urbani nelle 9 lame di Bari, i piani urbanistici, le nuove Municipalità, se devono rientrare i 100mila cittadini espulsi da Bari, e così via. Dietro la fumisteria della revisione del Prg, insomma, bisogna rispondere a domande semplici".
E il candidato sindaco cosa deve fare?
"Innanzi tutto, il programma per i primi 100 giorni e, poi, quello per l'intera consigliatura. Si tratta di un contratto sociale su cui basare il giudizio sull'operato del sindaco".
Chi deve accompagnare il candidato sindaco in questo passaggio del contratto sociale?
"I partiti, le associazioni e le forme organizzato di elettorato all'interno dei quartieri e delle municipalità urbane. Ritengo importante l'impegno sulle municipalità urbane, perché la città metropolitana si costruisce solo così".
Il tavolo nazionale del centrosinistra ha proposto di scegliere il candidato sindaco per Bari attraverso un sondaggio d'opinione...
"Non abbiamo un'alternativa a Emiliano. Il 'sondaggismo' non lo comprendo, capisco solo le primarie. I sondaggi possono essere fallaci e manovrati. L'elettorato del centrosinistra deve assumere le proprie responsabilità, perché a Bari siamo ormai a livello alto di consenso per Emiliano. Bisogna evitare solo le situazioni di ricatto in cui marciano un po' tutti. Noi siamo già impegnati in campagna elettorale. Sono un pessimista costruttivo e dichiaro che bisogna vedere le difficoltà future e cominciare ad affrontarle. Ecco perché diventano importanti il programma e le relazioni tra programma e partiti, non per creare difficoltà, ma per evitare future confusioni. L'idea dei Democratici del '99, per esempio, di indicare gli assessori nei primi degli eletti, va acquisita e regolata in maniera pacifica. A tal proposito, la Margherita ha le idee più chiare, con un dibattito trasparente al suo interno, mentre i Ds affrontano le questioni con un metodo che mi è estraneo, un metodo tutto politico che non va alla valutazione degli amministratori. Apprezzo più l'amministratore di condominio o il ragioniere, che non il 'tutto politico' perché che sembra che abbiano fatto i partiti per creare solo ministri degli esteri. Qui il problema è dell'amministrazione concreta per il futuro della gente e della povera gente in modo particolare".
E sulla possibile ricandidatura di Vernola alla Provincia?
"I Ds se sono convinti della bontà dell'azione amministrativa di Vernola lo dichiarino, nel senso che ufficializzino la candidatura del presidente uscente per la coalizione. Se loro si dichiarassero, credo che noi della Margherita non dovremmo rompere ma ragionare. Io sono per regole maggioritarie all'interno della coalizione sulla base della pari dignità e del peso elettorale : ma quautore

 

r.p.
Barisera del 22/12/2003



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