BARI - Il crack della Parmalat e il caso dei bond Cirio stanno minando alla base l'intero Sistema Italia, con gravissime ripercussioni sui risparmiatori, mentre il Paese paga lo scotto di una singolare anomalia che mantiene sempre al di fuori di ogni responsabilità l'apparato dello Stato, a fronte di una sua incapacità manifesta di applicare forme di controllo su operazioni truffaldine. Il problema dell'impunità amministrativa come principale ostacolo alla corretta e trasparente amministrazione pubblica, è stato uno dei cavalli di battaglia dell'imprenditore presidente dell'associazione Bari Democratica, nonché componente la direzione cittadina della Margherita, Michele Monno, che ne riconferma l'attualità ed i rischi, proprio analizzando le ultime truffe finanziarie scaturite dalla cosiddetta finanza creativa.
Parmalat, Cirio, Banca 121, lo stesso caso Ferri. I temi dell'etica d'impresa, da un lato, e delle garanzie per i risparmiatori, dall'altro, sono ritornati prepotentemente alla ribalta.
"E' successo qualcosa di nuovo nella Seconda Repubblica, quella che comincia col primo governo Berlusconi. Prima le imprese e le banche organizzavano il saccheggio nei confronti dell'erario pubblico, scaricando le varie operazioni sospette nel bilancio dello Stato, successivamente le grandi truffe si sono spostate dal fronte dello Stato al fronte del singolo cittadino risparmiatore".
Un giudizio molto negativo sul ceto imprenditoriale italiano?
"Piuttosto su quello finanziario. E' emblematico il racconto dell'esperienza di un cittadino investitore, nell'ambito dei fondi MyWay e 4You della Banca 121. La banca salentina, con regolare iscrizione alla Centrale rischi della Banca d'Italia, ha erogato, tempo fa, a un cittadino un prestito di circa 200 milioni di vecchie lire con un mutuo a rimborso trentennale, per trasferirlo in acquisto di fondi azionari e obbligazionari della stessa banca. L'assurdo dello scandalo fondi della 121, sta nella concezione del prodotto e non solo nel suo collocamento: tutte le leggi italiane, infatti, prevedono che le transazioni azionarie avvengano solo per contanti. In questo caso è stato aggirato uno dei regolamenti centrali, attualmente vigenti in Borsa, e un comune cittadino, una persona fisica non esperta in questioni finanziarie, con due firme ha sottoscritto un mutuo trentennale, e non per comprare casa. Far indebitare un cittadino per fondi azionari gestiti dalla stessa banca erogatrice del mutuo, è qualcosa di allucinante per la concezione stessa del credito. C'è da ribadire, inoltre, che in Italia, finché è stato in vigore il vecchio diritto societario, cioè fino al 31 dicembre 2003, c'era l'imposizione che le obbligazioni si potessero emettere soltanto nella stessa quantità del capitale sociale dell'azienda richiedente, oppure del bilancio netto. Vale a dire, per esempio, che un'impresa poteva emettere 100 miliardi di obbligazioni se possedeva 100 miliardi di capitale sociale, con una soglia di rischio, quindi, derivata dallo stesso capitale sociale. Ancora continuo a chiedermi, come si fa ad autorizzare una società quotata in Borsa ad emettere obbligazioni su fantomatiche strutture estere, per superare questo scoglio normativo e cominciare indebitamenti colossali superiori al capitale sociale stesso. Questo è successo nel caso della Parmalat e della Cirio."
Cosa fare, allora, per tutelare il risparmiatore e controllare l'impresa e la finanza spregiudicata?
"Oggi ci sono due scuole di pensiero per gli organi di tutela e controllo: quella di Tremonti che vuole concentrare tutto in una sola authority, e quella del centrosinistra e di Fini che punta su più strutture di controllo. Il problema vero, a mio avviso, consiste nel fatto che, a fronte di atti gravissimi nei confronti del singolo cittadino, persista l'impunità assoluta di tutto l'apparato dello Stato. La politica, invece di essere strumento di governo del popolo italiano, è dominata letteralmente dai grandi apparati dello Stato. Nella Prima Repubblica si fece ricorso alla rimozione di alcune poltrone anche per cause non direttamente ascrivibili alla testa 'tagliata', come nel caso della rimozione di Nerio Nesi dalla Banca Nazionale del Lavoro per non aver saputo controllare un'operazione, che era diretta dai servizi segreti americani. Oggi non si è destituito nessuno, a fronte di un reato ben più grave che è il saccheggio nei confronti dei cittadini italiani e dei fondi pensione di tutto il mondo".
Una condizione di debolezza della politica rispetto alla macchina dello Stato?
"No, è molto più banale. Gli apparati dello Stato si sono impossessati degli strumenti politici, e guai a toccare il potere di qualcuno di loro. Ma se non si è approfittato dell'attuale grave situazione per cominciare un repulisti generale di tutti i vertici coinvolti negli apparati di controllo dello Stato, quando mai si farà più? Le destituzioni sono atti consequenziali e immediati in casi gravi come Parmalat e Cirio. Il Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, non può venire a fare i convegni sulla tutela dell'occupazione, quando le sue specifiche competenze, vale a dire la salvaguardia dei risparmiatori, non le sa attuare. E non ce la meniamo con la litania della mancanza degli strumenti di controllo. Basti pesare che con la vigente legge anti-riciclaggio, ogni operazione sopra i 12mila e 500 euro deve passare obbligatoriamente attraverso il sistema bancario. E' impossibile, quindi, non risalire a tutte le operazioni di transazione delle grandi società per arrivare fino alle Cayman o agli altri 'paradisi fiscali'. E i nostri organi statali di controllo, che giocano molte volte al massacro con i piccoli contribuenti, sui grandi gruppi industriali coperti dalla politica, esprimono un'incapacità manifesta alla comprensione degli atti e degli eventi".
C'è corruzione diffusa?
"Ci potrà anche essere qualche caso di filibusteria, ma per la maggior parte di tratta d'incapacità manifesta. Non ritengo gli uomini di Bankitalia corrotti sì da aver assecondato un'operazione come quella della Parmalat. Ritengo, più semplicemente, che vi sia stata leggerezza, visto che da nove anni esistevano mega buchi di bilancio camuffati in quella maniera. Ci vogliono delle inettitudini particolari per non aver avvertito il pericolo, stante il fatto che i segnali giravano nell'ambiente economico-finanziario già da un paio d'anni, grazie ai dubbi più volte rilevati e scritti dal Sole 24 Ore, il quotidiano della Confindustria, che, credo, fosse letto anche dai dirigenti di Bankitalia e della Consob. Eppure per Cirio e Parmalat si è atteso che i buoi fuggissero dalla stalla. E, ripeto, non credo sinceramente ad un problema di corruzione in tutti gli apparati dello Stato, perché ritengo impossibile un fenomeno così esteso. La verità è che i poteri dello Stato siano incapaci di controllo l'uno sull'altro, bloccandosi, poi, ogni volta che si affrontano questioni riguardanti i 'mammasantissima' dell'economia e della finanza. In Italia si è consolidato un vero e proprio 'regime' degli organismi dello Stato. Il problema dell'impunità amministrativa è una grossa spina nel fianco della politica".
E la tutela dei risparmiatori?
"La tutela dei risparmiatori è anche una questione di credibilità internazionale. C'è da rabbrividire, girando l'Europa, nel vedere tutti i giornali inglesi con la notizia Parmalat in prima pagina. Se in Italia è vissuta quasi come una questione marginale, per gli inglesi si tratta di un attacco all'Italia per una questione di leadership. In pericolo è, dunque, il Sistema Italia, non un problema del centrodestra o del centrosinistra nazionale. Una coalizione di partiti riformisti deve porre al centro del suo programma questi problemi, non si può proteggere ad oltranza l'attuale apparato dello Stato: con tre uomini di Bankitalia all'interno delle massime cariche dello Stato non c'è più la differenza tra la politica e l'apparato statale. L'attuale governo Berlusconi ha confermato più che mai l'incapacità di fare serie riforme nel nostro Paese. Se non si prende atto della necessità che la politica si renda autonoma dall'apparato dello Stato, l'Italia procederà sempre più verso situazioni indegne, come quella attuale in cui sono stati colpiti i singoli cittadini risparmiatori, nonostante titoli, azioni o obbligazioni non si acquistino da noi al supermercato, ma in canali selettivi come sono quelli delle banche".
Il quadro si completa con la connivenza del sistema delle banche?
"Le banche, una volta trovatesi ingarbugliate in questo sistema, hanno trasformato i loro crediti in obbligazioni e le hanno collocate sulla base della fiducia che i cittadini avevano nei loro confronti. Così hanno trasferito i 2mila miliardi di vecchie lire della Cirio e i 20mila della Parmalat in obbligazioni, addirittura, come nel caso dell'azienda parmense, transitate attraverso operazioni estere. Queste grandi truffe sono state concepite solo all'interno delle direzioni nazionali delle banche, quello che intendiamo, invece, come sistema bancario, dal cassiere fino al direttore di filiale o di area, ha solo eseguito gli ordini dei vertici. Solo qualcuno dei dirigenti intermedi era a conoscenza della realtà dei fatti. C'è da aggiungere, inoltre, che in Italia il sistema dell'informazione, sotto il capestro anche di querele con richiesta di risarcimenti miliardari, non è in grado di contrastare i poteri dell'apparato statale ed i grandi gruppi economico-finanziari. Non vi è stata, dunque, nessuna testata giornalistica o radiotelevisiva, con la rara eccezione del Sole 24 ore, che ha affrontato con chiarezza e coraggio i dubbi ed i sospetti, che pure c'erano, sulle operazioni messe in atto dalla Cirio e dalla Parmalat".
Il Parlamento italiano, con la sua potestà legislativa, è rimasto al palo?
"Per il singolare rapporto di connivenza tra il Parlamento italiano e il sistema delle banche, il cittadino non è mai stato tutelato veramente nei rapporti con queste ultime.autore
r.p.
Barisera del 20/01/2004