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02/02/2004

Con Pisicchio l'harakiri di An e qualche problema per l'Ulivo

La lettura di Michele Monno della situazione politica barese


BARI – Troppo rumore sui nomi dei candidati per le prossime elezioni amministrative di primavera, a fronte dell’assordante silenzio sui programmi. “Dobbiamomettere da parte le diatribe sui nomi dei candidati, perché non possiamo mettere il bavaglio su quello che è successo amministrativamente nelle nostre realtà”. Michele Monno, della Margherita, presidente dell’associazione Bari Democratica, spinge il piede sull’acceleratore delle cose da fare e della loro connotazione. Pretende, insomma, che finalmente si proceda con la redazione dei programmi elettorali.

Si prospetta per il centrodestra la candidatura di Pino Pisicchio, mentre a sinistra il magistrato in aspettativa Michele Emiliano non sembra trovare più concorrenti. Ambedue le coalizioni hanno pescato la classe dirigente al loro esterno.
“I programmi sono prioritari. Non possiamo mettere il bavaglio su quello che è successo amministrativamente nelle nostre realtà. Nella scelta di candidati e programmi, parto da un giudizio negativo sulla Prima Repubblica nella gestione delle cose baresi, anche se la politica nazionale è stata protagonista, dagli anni ‘50 ai ’70, di una rivoluzione economica che ha portato l’Italia tra i Paesi del primo mondo, come consumo e redditività, anche se non nella fascia più ricca”.

Le vicende della politica nazionale e dei partiti che effetti hanno avuto sull’amministrazione del territorio?
“L’amministrazione è la capacità di concentrare le risorse per gli investimenti e lo sviluppo, che devono essere quantomeno in parallelo con l’economia reale. Mani Pulite è nato da due fattori concomitanti. Da un lato, le lotte all’interno del potere romano, perché era diventata impraticabile la gestione di ogni cosa, con la distribuzione in 15 correnti di maggioranza, per cui i partiti si sono bloccati da soli in un “cupio dissolvi” che è stato semplicemente demenziale. Dall’altro, gli stessi partiti non avevano compreso le nuove regole del maggioritario: nel 1994, infatti, sarebbe bastato che Sinistra e Popolari (più o meno l’attuale coalizione di centrosinistra) fossero andati uniti, per contrastare la vittoria di Berlusconi.

Forza Italia e Alleanza Nazionale a Bari
Nei partiti baresi nell’ultimo decennio dobbiamo fare i conti con una novità che è la nascita di Forza Italia a Bari, attraversata, nei primi tempi, da una ventata movimentista di gente che credeva nella politica, nel dibattito, nella discussione. Poi tutto è stato normalizzato con l’invio dei fiduciari di Berlusconi, che ha riprodotto la nascita di un partito in stile craxiano, nel senso che tutto è deciso dal centro e proiettato, poi, sul territorio da una pletora proconsolare. E a Bari un vero e proprio reclutamento di vecchi pezzi di regime da parte di Forza Italia, non è mai riuscito. E’ la prima volta, con Pino Pisicchio e con i pressanti inviti a Marcello Vernola, che viene fatta una grande operazione d’innesto, in Forza Italia, di pezzi di famiglie storiche della Prima Repubblica. Rimettere in pista il figlio di una famiglia influente nel gioco delle correnti della vecchia Democrazia Cristiana, una storia che vanta amicizie con i capi nazionali di Forza Italia ex democristiani, può creare problemi per il centrosinistra”.
Se passa Pisicchio, per Alleanza Nazionale si apre il problema della legittimazione politica a governare, con forme di harakiri da “Ultimo Samurai”; non può essere delegittimato da una campagna acquisti che trova incredibili sostenitori, un partito di notevole spessore e storia, che doveva esprimere il candidato sindaco di Bari come seconda carica istituzionale del Polo in Puglia. Mi aspetto francamente una sostenuta reazione di carattere, oppure noi della sinistra dovremo organizzare un film di memoria e una manifestazione stile A.N. pride, per la rivendicazione dell’orgoglio.

Ma ritorniamo ai danni della Prima Repubblica in termini di amministrazione del territorio.
“La macchina amministrativa di Bari è rimasta in una situazione organizzativa arretrata. Questa valutazione assume maggiore impatto se vista in rapporto allo sviluppo di altre città, quantomeno perché i politici della Prima Repubblica di Bari non hanno provveduto all’adeguamento del bilancio e della pianta organica del Comune negli anni ’70. L’ultima pianta organica di Bari, a livello di trasferimenti di pubbliche risorse, ha molto meno in rapporto, per esempio, a Bologna. La debolezza del nostro Mezzogiorno stava nel fatto che mentre i politici democristiani e socialisti di allora pensavano alla Cassa del Mezzogiorno, l’amministrazione ordinaria dello Stato privilegiava il centro e il nord”.

Quanto ha inciso, in quegli anni, la storia dei Pisicchio su Bari e la Puglia?

“Non ha avuto grande incidenza, perché, al di là della sua grande disponibilità, è stato solo assessore alla Cultura. Si sono fatte anche cose simpatiche, ma la Giunta De Lucia non è stato un evento di prospettiva per Bari. Ma se adesso lui arriva, dopo la conclusione dell’epoca Di Cagno Abbrescia, a capo di Forza Italia, si aprirebbero nuovi scenari nel partito azzurro: da una strutturazione leggera ad un partito forte. Si avrebbe, per la prima volta, un capo delle istituzioni con in tasca una tessera di Forza Italia, visto che, come strategicamente delineato dal defunto Pinuccio Tatarella, né Simeone Di Cagno Abbrescia, né Salvatore Di Stato, né tantomeno Franco Sorrentino, ne hanno mai avuta una”.

E il dopo Tatarella come si presenta?
“Oggi i nodi vengono al pettine: si vedrà finalmente se Forza Italia prenderà la leadership in città. Durante gli ultimi nove anni c’è stato un potere concentrato decisionale che ruota intorno al Sindaco e al suo staff. Ma, come ha affermato Marida Dentamaro, Di Cagno Abbrescia è stato grande nelle piccole cose e piccolo nelle grandi. Certo non si può negare che l’impatto attuale che produce Bari sul visitatore é sicuramente migliore del passato. L’accoglienza all’ingresso del borgo antico, la passeggiata sulla Muraglia, la diversa cura del verde con i micro-giardini, danno l’impressione della presenza della città sul mare. Ma la ‘visione del mondo’ di Di Cagno Abbrescia serve soltanto al godimento del singolo. Nessun intervento, infatti, è stato fatto sul parco urbano delle Lame che serve per assicurare l’ossigeno all’intera città. Una filosofia che, tuttavia, è diversa persino da quella dei partiti del Polo che lo hanno appoggiato. L’idiosincrasia per le auto, per esempio, è tipica dell’attuale sindaco che, in nove anni, non ha costruito nemmeno un parcheggio, ha paralizzato il centro di Bari nel tentativo di espellere gli automobilisti; si è costruito poco, mantenendo un blocco edilizio che ha favorito il trasferimento coatto di decine di migliaia di baresi e l’impennata dei prezzi degli alloggi.

Adesso, quindi, con la prevista candidatura di Pisicchio, cambia la visione di città del Polo?
“Simeone Di Cagno Abbrescia è un aristocratico che ha potuto imporre, per eventi eccezionali, una sua personale filosofia. Chi, per esempio, va a spendere cinque miliardi di vecchie lire per una stagione lirica seguita da quattro gatti, senza preoccuparsi di fare qualcosa di più sostanziale per la cultura? Ha fatto molto di più Sorrentino alla Provincia, attivando l’iter per la nuova biblioteca a Santa Teresa dei Maschi, poi egregiamente portata a termine dalla direttrice della ‘De Gemmis’, Emanuela Angiuli, il vero elemento di forza della Giunta provinciale di centrosinistra. Di Cagno Abbrescia, insomma, ha portato a Bari la sua visione, non quella della Casa delle Libertà”.

Per il prossimo scontro elettorale, allora, il centrosinistra deve preparare un programma alternativo non a Di Cagno Abbrescia ma a quello del Polo.

“Al di là della forza propulsiva della proposta Emiliano, nel magistrato candidato sindaco del centrosinistra convivono due componenti di società diverse: una di estrema sinistra, dei girotondi e dei movimenti, e l’altra di taglio imprenditoriale, legata alle stesse origini di Emiliano, con l’elemento propulsivo di una proposta economica per fare di Bari una città metropolitana seria. Come le due concezioni si andranno ad intersecare, questo non lo sa ancora nessuno. Finché non riusciremo a parlare di programmi, il problema non sarà mai definito”.

Un ruolo strategico può giocarlo la Margherita?
“La Margherita deve riguadagnarsi lo spazio politico perso per la trasmigrazione di 4 consiglieri su 5; non solo, deve confermare il suo 15 per cento e perciò 7 consiglieri comunali e oltre 20 delle circoscrizioni. In pratica deve lanciare la sua nuova classe dirigente espressa dal congresso. Deve contribuire in maniera essenziale alla vittoria di Emiliano. In questa grande partita da giocare, significa convincere quei settori di Bari che hanno dato credito a Di Cagno Abbrescia con una proposta diversa. La Margherita, se non avesse avuto il problema delle divergenze sulla conduzione alla Provincia, vivrebbe a Bari una situazione di incredibile forza e sicuramente di leadership nell’intero centrosinistra”.

La lunga stagione dei congressi sembra aver sancito definitivamente il superamento dell’impasse barese.
“Nel superamento, però, ci sono altre riflessioni da fare. Sei mesi di paralisi decisionali del centrosinistra non vengono controbilanciate da niente. Il fatto che per una questione non programmatica, ma semplicemente di indicazione di leadership, si sia disgregata quella bella macchina politica allestita a Bari un anno fa con la Convenzione, è un dato incontrovertibile”.

La Margherita scommette la sua futura leadership nella lista che produrrà per le prossime comunali di Bari?
“È la prima volta che andranno in lista persone rappresentative del nostro mondo di riferimento e uomini di partito crogiolati in lunghi anni di militanza. Gli ex Democratici (Mastrandrea, Di Ciaula, Conticchio, Limitone, Prudente, Gadaleta, Casale, Carella e tanti altri ancora) gli exautore
 

Barisera del 2/02/2004



StudioARTESIA © Michele Monno
Mandatario Basilio Taneburgo