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04/02/2004

Il Cristianesimo e le religioni del mondo


Un'accogliente ed elegante sala dell'undicesimo piano del palazzo dell'Archivio di Stato di Bari, ha ospitato una interessante conferenza, nell'ambito dei "Venerdì orientali" - la serie di incontri culturali organizzati dall'Enec (Europe-Near Est Centre), dall'Archeoclub d'Italia sede di Bari e dalla Università della terza età "Pugliaeuropa su Il cristianesimo e le religioni del mondo. Fede, verità, tolleranza, lo stesso titolo dell'ultimo libro di Joseph Ratzinger, presentato quella stessa sera da tre illustri relatori. Noti a quanti seguono il dibattito culturale locale, si sono avvicendati in rigoroso ordine alfabetico, il prof. don Nicola Bux (Consultore della Santa Sede e Vice-Preside dell'Istituto di Teologia ecumenica di Bari), l'avvocato Michele Mascolo (Vice-Presidente dell'ENEC) e il dott. Michele Monno (Editore e imprenditore illuminato), entusiasmando e coinvolgendo il folto e colto pubblico che "calca" da circa due anni l'appuntamento culturale mensile curato magistralmente dalla prof.ssa Graziella Belloli.
È inutile anticipare che l'argomento in oggetto, attualissimo nei contenuti e spinosissimo nella trattazione, è stato affrontato dai tre convenuti con metodologie di lavoro, categorie di pensiero e soluzioni possibili differenti tra loro.
Don Bux, dopo aver tratteggiato una breve biografia del Cardinale, è passato - da teologo - all'analisi filosofico-antropologica del pensiero ratzingeriano, sul posto del cristianesimo nel "pantheon" delle religioni del mondo, mettendo in evidenza soprattutto il contributo della sintesi tra ragione e fede di cui il cristianesimo ne è profondamente intessuto. La razionalità o la ragionevolezza della fede del cristianesimo si evince, tra gli altri aspetti, anche dalla natura del culto cattolico, che essendo di tipo "logico", educa l'uomo al vero e autentico rapporto con la divinità, cioè all'adorazione del Padre in Spirito e Verità. La vera offerta dell'uomo a Dio - prosegue don Nicola - non è un animale o l'assolvimento di un qualsiasi precetto, ma la sua stessa persona, la sua stessa umanità, fatta di corpo e di spirito, divenuto, in rapporto al Cristo, "offerta e tempio" gradito a Dio. La liturgia e il culto, quindi, non come luoghi e momenti separati dalla vita e dalla quotidianità dell'uomo, ma come diuturna comunione del singolo con gli altri uomini, e con Dio, da cui il "ringraziamento" e l'offerta di sé a partecipare al disegno salvifico di Dio. Di tono diverso, ma altrettanto profondo, è stato anche l'intervento - sempre frizzante - dell'avvocato Mascolo, che ha preferito dapprima soffermarsi sulle caratteristiche tecniche della recente pubblicazione del Prefetto della Congregazione della Fede, e successivamente di indagare il rapporto ontologico e fenomenologico del cristianesimo con le atre religioni del mondo, siano esse orientali o monoteiste, quali l'ebraismo e l'islam. La tolleranza - ha proseguito l'avvocato - non è ignorare le altre culture o religioni, o "permettere" che vivano senza però che oltrepassino i limiti siano essi sociali o giuridici, ma rispettarle nel profondo della loro specificità, senza per questo perdere la propria identità cristiano-cattolica.
Il terzo intervento, anch'esso foriero di stimoli e suggestioni, è stato affidato al dott. Monno, che senza inibizioni teologiche o prevaricazioni disciplinari si è addentrato fin nel profondo delle questioni esegetico-dommatiche, affrontando, tra gli altri temi, anche la questione della Verità. La natura del cristiano, la cui Magna Charta è il Vangelo, è costituita dall'amore verso i nemici, il porgere l'altra guancia, l'accoglienza dello straniero: fattori che fanno del cattolicesimo il suo punto di forza, ma nel contempo anche la sua debolezza. La Verità del cristianesimo - ha proseguito Monno, riprendendo alcune tesi di don Bux - è rinvenibile nella ragionevolezza del tipo di sguardo che il cristiano ha dell'uomo in generale, sia esso amico o nemico, uomo o donna, straniero o autoctono, a comprendere le sue paure, angosce e sofferenze, a farle proprie, e a coinvolgersi nel suo destino di felicità.
Le numerose e interessanti tematiche offerte dai tre relatori - da me riportate in modo frammentario e a dir poco lacunoso, hanno preannunciato l'atteso e lungo dibattito, da cui è emerso l'ulteriore complessità dell'argomento: è possibile, per esempio, che per vivere "pacificamente" tra i popoli - ove questo sia mai accaduto - si deve rinunciare a priori ad affrontare il tema della Verità, che come è logico che sia è una? Può la Verità, che è Dio stesso, tradire la libertà e la dignità dell'uomo? A educare cioè l'umanità a differenziare gli uomini a partire dal sesso, dalla religione dei padri, dalla "casta" d'appartenenza? A punire chi cambia la fede originaria, a vietare la missione - qui intesa come un comunicare liberamente quanto ci è stato trasmesso altrettanto liberamente da altri -, o di creare cittadini di serie A e di serie B?
Questioni, come è facilmente intuibile, complesse e di estrema attualità, se solo consideriamo la crescente migrazione dei popoli nel mondo e la globalizzazione, sempre più lata e profonda, due fattori dell'economia e della politica che chiamerà le prossime generazioni a individuare possibili soluzioni e "nuovi modelli di convivenza", affinché l'uomo del III millennio non ripeta, per citare Giovanni Paolo II, quanto tristemente e drammaticamente ha sperimentato precedentemente nel corso dei secoli. 
 

Michele Loconsole
Barisera del 4/02/2004

 



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