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05/07/2004 Emiliano è la svolta del centrosinistra
Intervista al neo consigliere comunale della Margherita Michele Monno
BARI - La soluzione vincente, targata Michele Emiliano, non è nata al di fuori dei partiti del centrosinistra. Anzi, proprio loro, con le associazioni e la società civile, hanno contribuito a costruire la nuova leadership cittadina. E il progetto è nato in contrapposizione all'egemonia delle burocrazie romane dei partiti che, forti anche del cospicuo finanziamento pubblico assegnatogli dalla legge, tendono a controllare da lontano le dinamiche politiche ed economiche dei singoli territori.
Michele Monno, presidente di "Bari Democratica" e neo consigliere comunale della Margherita, esclude nettamente ogni possibile lettura "di destra" del fenomeno Emiliano. Al contrario esalta nel "nuovo capo politico barese" la capacità di aver saputo condurre, per la prima volta, un progetto politico per i baresi, pensato e realizzato interamente nella città di San Nicola.
Effetto Emiliano: antipolitica, destra camuffata o nuovo progetto riformista per la città?
"La soluzione Emiliano non è nata al di fuori dei partiti politici. Tutti i partiti del centrosinistra, le associazioni, la società civile, hanno contribuito a costruire questa nuova leadership cittadina che ha trovato uno scatto d'orgoglio nelle elezioni comunali. Non dimentichiamo, però, che il risultato delle elezioni europee a Bari registra il 55 per cento per il centrodestra, il 2 per cento la Lista Bonino e il 43 per il centrosinistra. Una riflessione, dunque, s'impone: la città non ha cambiato mentalità o atteggiamento nei confronti del centrodestra, ma si aspetta dal centrosinistra un cambiamento reale di comportamenti e di programmi. Si è creata, insomma, la situazione obiettiva del lancio di una proposta autonoma, quello che hanno definito lo schema 'Guazzaloca', mirata a puntare soltanto ai programmi per la città, senza accendere polemiche con tutto il mondo".
Una proposta non avulsa dai partiti, dunque, ma che li ha penalizzati elettoralmente.
"Questo è il riflesso della crisi dei partiti a Bari, effetto di una visione centralistica dei partiti romani che fa vedere in senso positivo fenomeni come quello di Michele Emiliano. Quando leggo di rimborsi elettorali in aumento per tutti, di una legge approvata alla Camera nella quale sono in palio 500 miliardi solo per le europee, triplicando la torta che i partiti nazionali si spartiranno, capisco perché l'operazione Emiliano ha creato grandi aspettative. A Bari, infatti, dei rimborsi previsti dalla legge non arriverà nulla, né ai Ds né alla Margherita e nemmeno agli altri. A fronte di una situazione egemonica dei partiti romani, che incassano così tanti soldi dallo Stato - con queste cifre si può parlare di saccheggio dell'erario pubblico - non ci sono leggi regionali o comunali di questo tipo. Ecco che allora non si identifica più nei partiti un tipo di associazionismo di volontariato. In questo contesto si giustifica che una lista civica formata da amici del candidato sindaco, più una serie di scontenti dei partiti di sinistra o di centro, produca dei risultati così lusinghieri":
Permane, quindi, la centralizzazione dei partiti che si sviluppano ad una ristretta cerchia romana, una vera e propria società per azioni?
"Possiedono le televisioni, i mezzi di comunicazione di massa, risorse per pagarsi sedi e segreterie organizzative. Pianificano tutta la campagna elettorale da Roma, dai tabelloni 6x3 in tutte le grandi città agli interventi televisivi, tant'è che i leader regionali dei vari partiti sono sconosciuti ai più. Il problema è serio. Siamo lontani ancora dalla formazione dei partiti regionali, cui dovrebbe corrispondere come minimo un ridimensionamento delle spese nazionali per supportare quelle territoriali".
Il modello "Emiliano" può essere la soluzione della crisi dei partiti regionali e cittadini?
"La 'crisi' locale è di tutti i partiti. E' stata la partitocrazia nazionale che ha creato quelle alchimie per cui dalle europee sono stati esclusi i due pugliesi più meritevoli di andare a Strasburgo. Noi pugliesi dovremmo vergognarci delle nostre capacità elettorali, visto che non siamo riusciti ad eleggere persone come Giovanni Procacci o Enzo Lavarra, meritevoli di andare in Europa per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni".
Tornando alle questioni baresi...
"Il centrosinistra barese ha attivato un'azione partita da una leadership locale. Siamo stati all'interno della Convenzione per mesi e mesi a romperci la testa con tutti i problemi, le obiezioni e le contro obiezioni, siamo stati i primi sostenitori della proposta Emiliano. Che la Lista Emiliano per Bari abbia preso più voti della Margherita o dei Ds non ha un significato politico al di là del centrosinistra. La lista del Sindaco ha goduto del doppio dei voti di consenso rispetto alle preferenze dei singoli candidati, mentre a noi pressoché coincidono, ma al di là di questo vantaggio obiettivo, per il quale c'è un po' di amarezza nei partiti, per il resto è stata un operazione voluta da tutto l'apparato dirigente barese dei militanti e delle associazioni del centrosinistra.
E' stata, dunque, una vittoria piena del centrosinistra?
"È da un anno che ci siamo battuti per riprendere in mano la barra della politica da Bari, senza aspettare sempre l'indicazione che arrivi da Roma. E questa è stata la novità del caso Emiliano, la capacità di riscatto delle forze sociali e politiche baresi. Per la prima volta, mentre il centrodestra andava a Roma per le trattative, a Bari si sono concluse gli accordi nel centrosinistra. Per la prima volta, insomma, abbiamo dimostrato un minimo di dignità politica. La crisi dei partiti nazionali e regionali, infatti, la sentiamo sulla nostra pelle quando ne approfittano, facendo leva sulle divisioni interne locali. Forti anche del cospicuo finanziamento pubblico come per le europee, le burocrazie romane dei partiti fanno il bello ed il cattivo tempo, così a noi della base territoriale tocca lo sforzo militante compiuto con sacrificio e a nostre spese, mentre a Roma avocano ogni decisione sulla composizione delle liste".
Come prevede la gestione della vittoria?
"Sarà ad alto tasso di litigiosità, come sempre. Solo che è la prima volta che abbiamo un 'capo politico' a Bari, che ha tutte le creden ziali per farlo. Speriamo, così, di cavarcela con la mediazione tutta barese, nell'auspicio che il nostro levantinismo invece di essere soltanto quello delle divisioni, diventi anche un fattore di trattativa bonaria a vantaggio di tutti. E i primi segnali di Emiliano, ma anche del presidente della Provincia Enzo Divella, in questa direzione sembrano beneauguranti. Una ridistribuzione delle risorse, invece di investimenti a pioggia non canalizzati, la collaborazione con la Regione e con tutti gli altri protagonisti dello sviluppo del territorio, sono solo alcuni dei nuovi segnali per incidere, invertendo la tendenza, sulla decadenza della Puglia e di Bari".
Barisera del 05/07/2004
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