Partito Democratico Bari|Sito ufficiale di Michele Monno capogruppo Partito Democratico Provincia di Bari http://www.michelemonno.it Fri, 15 Jul 2016 18:59:06 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.8 Antonio Decaro: “Accertare la verità sul caso Moro: lo dobbiamo ai familiari e al Paese” http://www.michelemonno.it/antonio-decaro-accertare-la-verita-sul-caso-moro-lo-dobbiamo-ai-familiari-e-al-paese/ http://www.michelemonno.it/antonio-decaro-accertare-la-verita-sul-caso-moro-lo-dobbiamo-ai-familiari-e-al-paese/#comments Fri, 28 Mar 2014 09:09:59 +0000 http://www.michelemonno.it/?p=1198 Nel 1978, nei giorni del sequestro e della morte di Moro, avevi soltanto otto anni. Hai comunque ricordi personali di quei giorni? O ricordi come sono stati vissuti dalla tua famiglia?  Avevo solo 8 anni, ma ricordo in maniera indelebile l’atmosfera che si respirava a casa in quei giorni, il senso di pesantezza e incredulità […]

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Nel 1978, nei giorni del sequestro e della morte di Moro, avevi soltanto otto anni. Hai comunque ricordi personali di quei giorni? O ricordi come sono stati vissuti dalla tua famiglia? 

Avevo solo 8 anni, ma ricordo in maniera indelebile l’atmosfera che si respirava a casa in quei giorni, il senso di pesantezza e incredulità nelle parole e negli sguardi dei miei genitori. Sensazione che ho purtroppo rivissuto, questa volta in prima persona, quando nel 2001 Al Qaeda ha ideato e realizzato l’attentato alle Twin Towers di New York.

Quali sono a tuo avviso gli aspetti più importanti dell’eredità politica lasciata da Aldo Moro? Quali sono gli elementi che rendono ancora attuale la figura di Aldo Moro a 36 anni dalla sua scomparsa?

Aldo Moro ci ha lasciato in eredità il “compromesso storico” tra il partito comunista e la democrazia cristiana, il tentativo embrionale di costruire un centro sinistra per governare e riformare l’Italia.

Questo è il principio ispiratore da cui nasce il progetto del Partito Democratico. Ritengo fondamentale ricordare, però, anche il tratto umano di Aldo Moro, l’attenzione che ha sempre dedicato alla famiglia e ai giovani. In particolare, Aldo Moro è il politico che più di ogni altro aveva compreso la necessità di un rinnovamento in politica. In una lettera a Zaccagnini, non spedita dai brigatisti e ritrovata soltanto nell’ottobre 1990, lo statista democristiano scrive: “Ho riflettuto molto in queste settimane. Si riflette guardando facce nuove. La verità è che parliamo di rinnovamento e non rinnoviamo niente […] Perché qualche cosa cambi, dobbiamo cambiare anche noi.” È un insegnamento che stiamo provando ad attuare in concreto anche a Bari.

Sei tra i firmatari, insieme a Gero Grassi e a deputati di molti gruppi, della proposta di legge volta a istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sul caso Moro, che sta per essere approvata alla Camera. Ritieni che sia ancora possibile fare luce sui numerosi misteri che ancora avvolgono le circostanze del sequestro e della morte di Moro?

Credo sia doveroso che il Partito Democratico provi sino in fondo ad accertare la verità storica sul delitto Moro; lo dobbiamo ai familiari, oltre che a tutto il paese. Non so se siamo ancora in tempo, sicuramente dobbiamo provare a venire a capo di questo mistero una volta per tutte. Il nostro Paese ha troppi scheletri nell’armadio e troppi morti sulla coscienza.

Da candidato sindaco di Bari, intendi proporre iniziative per rafforzare il legame e la memoria del rapporto tra Aldo Moro e la nostra città?

La figura di Aldo Moro è rappresentativa e simbolicamente veicolata nella nostra città attraverso l’Ateneo degli studi di Bari, la nostra università. Questo è un messaggio fondamentale che possiamo e dobbiamo valorizzare. Credo che uno dei modi per valorizzare la figura politica sia onorare e sostenere l’Ateneo come centro universitario nel Sud Italia e favorirne lo sviluppo attraverso politiche comunali e regionali attrattive per un numero maggiore di studenti. Studenti baresi che dobbiamo convincere a restare nella loro terra e studenti fuorisede a venire a studiare in Puglia. In questo modo avremo un potere contrattuale maggiore al tavolo nazionale dell’istruzione che non può più permettersi di ignorare le richieste delle università del Sud.

Antonio Decaro interverrà questo pomeriggio alle ore 18 presso l’Hotel Excelsior in via Giulio Petroni, a Bari, all’incontro con l’On. Gero Grassi dal titolo “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”, insieme al sindaco di Bari Michele Emiliano e al consigliere regionale Michele Monno.

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Grassi: “Novità sconvolgenti sul caso Moro”. Appuntamento venerdì 28 marzo a Bari http://www.michelemonno.it/grassi-novita-sconvolgenti-sul-caso-moro-appuntamento-venerdi-28-marzo-bari/ http://www.michelemonno.it/grassi-novita-sconvolgenti-sul-caso-moro-appuntamento-venerdi-28-marzo-bari/#comments Mon, 24 Mar 2014 10:00:31 +0000 http://www.michelemonno.it/?p=1193   «Anche se la politica non vuole occuparsi del caso Moro, i suoi misteri sono destinati a rivelarsi nel corso del tempo. Le novità di oggi sono sconvolgenti e mettono a tacere i detrattori della nuova Commissione d’inchiesta. Il merito va a quel giornalismo d’inchiesta che sa muoversi con cautela, indipendenza e determinazione». Con queste […]

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«Anche se la politica non vuole occuparsi del caso Moro, i suoi misteri sono destinati a rivelarsi nel corso del tempo. Le novità di oggi sono sconvolgenti e mettono a tacere i detrattori della nuova Commissione d’inchiesta. Il merito va a quel giornalismo d’inchiesta che sa muoversi con cautela, indipendenza e determinazione». Con queste parole l’on. Gero Grassi ha commentato le rivelazioni di Enrico Rossi, ispettore di Polizia in pensione, a proposito di una lettera anonima scritta dall’uomo che era sul sellino posteriore dell’Honda di via Fani quando fu rapito il presidente Dc. Nella lettera si riporta che le Brigate Rosse sarebbero state “tutelate” dai servizi segreti italiani per agire indisturbate nella fase del rapimento, con molti particolari considerati attendibili.

«Ora non si potrà più dire – continua Grassi – che l’agguato di via Fani fu il frutto della geometrica potenza delle Brigate Rosse che furono in realtà quantomeno osservate e tutelate nei loro propositi. Era del resto scritto negli atti della Magistratura che l’evento di via Fani non era riconducibile solo alle Brigate Rosse. Lo hanno dichiarato più volte Alberto Franceschini e la vedova del maresciallo Oreste Leonardi: i nodi critici della mattina del 16 marzo sono tutti inseriti nel dossier ‘Moro’ pubblicato dal Gruppo Pd della Camera che evidentemente aveva visto giusto. A questo punto abbiamo la responsabilità di raccogliere questa ed altre recenti novità e tentare di ricostruire una nuova versione dei fatti per capire chi ha tramato per ottenere la morte di Moro».

L’appuntamento di venerdì 28 marzo alle ore 18 all’Hotel Excelsior in via Giulio Petroni a Bari sarà la prima occasione pubblica nella quale affrontare e approfondire anche le ultime rivelazioni di questi giorni, oltre a raccogliere testimonianze sulla figura di Aldo Moro, martire e grande leader pugliese. Nel corso dell’incontro, insieme all’on. Gero Grassi, interverranno anche il sindaco di Bari Michele Emiliano, il candidato sindaco del centro-sinistra Antonio Decaro e il consigliere regionale del Partito democratico Michele Monno.

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Approvata alla Camera la costituzione della Commissione d’inchiesta sul caso Moro http://www.michelemonno.it/approvata-alla-camera-la-costituzione-della-commissione-dinchiesta-sul-caso-moro/ http://www.michelemonno.it/approvata-alla-camera-la-costituzione-della-commissione-dinchiesta-sul-caso-moro/#comments Fri, 21 Mar 2014 08:06:43 +0000 http://www.michelemonno.it/?p=1185 È stata approvata nella serata di mercoledì alla Camera dei Deputati la proposta di legge che istituisce una Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro. Il voto finale ha rispecchiato una larga maggioranza a favore del provvedimento, che passa ora all’esame del Senato per l’approvazione definitiva. La commissione parlamentare di […]

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È stata approvata nella serata di mercoledì alla Camera dei Deputati la proposta di legge che istituisce una Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro. Il voto finale ha rispecchiato una larga maggioranza a favore del provvedimento, che passa ora all’esame del Senato per l’approvazione definitiva. La commissione parlamentare di inchiesta, in seguito agli emendamenti approvati in aula mercoledì, sarà composta da trenta deputati e trenta senatori e dovrà terminare i suoi lavori entro ventiquattro mesi dalla sua costituzione.

«La verità sul caso Moro va sempre letta in termini di dinamicità, e non di staticità», ha affermato in un intervento l’on. Gero Grassi, soffermandosi sull’attualità del caso Moro alla luce delle ultime rivelazioni. Sono infatti ancora numerosi i misteri che circondano gli eventi che portarono al rapimento e alla uccisione del presidente della Dc da parte delle Brigate Rosse, come dimostra il documento, curato dallo stesso Grassi, Aldo Moro: Il Partito Democratico vuole la verità. Di seguito il video dell’intervento di Gero Grassi pronunciato mercoledì alla Camera.

La dichiarazione di voto finale sul provvedimento è stata pronunciata in aula dal primo firmatario della proposta di legge, l’on. Giuseppe Fioroni.

L’On. Gero Grassi approfondirà le questioni che hanno condotto alla costituzione della Commissione d’inchiesta nel corso dell’incontro dal titolo “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro” che si terrà venerdì 28 marzo alle ore 18 all’Hotel Excelsior in via Giulio Petroni a Bari. In quell’occasione, esporranno le loro testimonianze sulla figura di Aldo Moro e sui misteri del suo rapimento e della sua scomparsa anche il sindaco di Bari Michele Emiliano, il candidato sindaco del centro-sinistraAntonio Decaro e il consigliere regionale del Partito democratico Michele Monno.

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«Non c’è scadenza per la verità. La verità non scade mai» http://www.michelemonno.it/non-ce-scadenza-per-la-verita-la-verita-non-scade-mai/ http://www.michelemonno.it/non-ce-scadenza-per-la-verita-la-verita-non-scade-mai/#comments Tue, 18 Mar 2014 16:03:22 +0000 http://www.michelemonno.it/?p=1170 «Non c’è scadenza per la verità su queste vicende. La verità non scade mai». Queste parole sono state il filo conduttore dell’intervento dell’On. Gero Grassi pronunciato ieri alla Camera dei Deputati nell’ambito della discussione generale sulla proposta di legge che istituisce una commissione bicamerale di inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro. L’approvazione […]

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«Non c’è scadenza per la verità su queste vicende. La verità non scade mai». Queste parole sono state il filo conduttore dell’intervento dell’On. Gero Grassi pronunciato ieri alla Camera dei Deputati nell’ambito della discussione generale sulla proposta di legge che istituisce una commissione bicamerale di inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro. L’approvazione a larghissima maggioranza è attesa nei prossimi giorni. La commissione di inchiesta sarà composta da venticinque deputati e venticinque senatori e dovrà terminare i suoi lavori entro diciotto mesi dalla sua istituzione.

«Aldo Moro viene rapito perché incarna in quel momento il riformismo, la volontà di voltare pagina, la volontà del popolo italiano di chiudere anni prima la continuazione e i postumi della guerra fredda», ha affermato ancora Grassi, soffermandosi analiticamente su tutta una serie di misteri che né la prima commissione d’inchiesta sul caso Moro del 1979 né le successive “commissioni stragi” istituite fino al 2001 hanno potuto risolvere, ma che sicuramente hanno contribuito a far venire alla luce, come dimostra il documento, curato dallo stesso Grassi, Aldo Moro: Il Partito Democratico vuole la verità. Misteri che partono già quella mattina del 16 marzo 1978, quando Moro fu rapito e i componenti della sua scorta uccisi, e attraversano tutti i 55 giorni della sua prigionia.

Qui di seguito il video dell’intervento dell’On. Gero Grassi di ieri alla Camera dei Deputati. Un approfondimento delle questioni che vi sono sollevate sarà oggetto dell’incontro dal titolo “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro” che si terrà venerdì 28 marzo alle ore 18 all’Hotel Excelsior in via Giulio Petroni a Bari. In quell’occasione, esporranno le loro testimonianze sulla figura di Aldo Moro e sui misteri del suo rapimento e della sua scomparsa anche il sindaco di Bari Michele Emiliano, il candidato sindaco del centro-sinistra Antonio Decaro e il consigliere regionale del Partito democratico Michele Monno.

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16 marzo 1978-2014: il mio ricordo di Aldo Moro http://www.michelemonno.it/16-marzo-1978-mio-ricordo-di-aldo-moro/ http://www.michelemonno.it/16-marzo-1978-mio-ricordo-di-aldo-moro/#comments Sun, 16 Mar 2014 09:53:29 +0000 http://www.michelemonno.it/?p=1162 Di quel 16 marzo 1978, un giovedì, ricordo soprattutto un cielo plumbleo che incombeva su Bari. E poi un silenzio tombale che non ho mai più avvertito nella mia vita, come se l’intera città fosse stata presa da un moto di angoscia. All’inizio della mattinata tutti avevamo già saputo del rapimento di Aldo Moro e […]

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Di quel 16 marzo 1978, un giovedì, ricordo soprattutto un cielo plumbleo che incombeva su Bari. E poi un silenzio tombale che non ho mai più avvertito nella mia vita, come se l’intera città fosse stata presa da un moto di angoscia. All’inizio della mattinata tutti avevamo già saputo del rapimento di Aldo Moro e della strage della sua scorta. Io avevo 26 anni, ero già laureato ma continuavo a frequentare il Movimento Studentesco all’università. Conservo altri due ricordi contrapposti di quella giornata: la rabbia verso lo sbarramento che studenti comunisti tentarono di imporre al nostro corteo, e gli abbracci commossi con cui fummo accolti da Pino Pisicchio e altri giovani della Democrazia cristiana sotto la loro sede in piazza Roma, l’attuale piazza Aldo Moro. Eravamo dalla stessa parte: dalla parte dello Stato democratico e delle sue istituzioni, inequivocabilmente contro il terrorismo.

Durante i 55 giorni del sequestro anche a Bari la tensione era altissima. Eravamo tutti incollati alla televisione e alla radio in attesa di notizie. In tutta la Puglia c’era una forte volontà di mediazione per salvare Moro. Ma quando il 9 maggio giunse la notizia del ritrovamento del suo corpo senza vita in via Caetani, ormai ce lo aspettavamo. Ci era chiaro che le Brigate rosse intendevano dare una lezione, anche se con l’assassinio di Moro sancirono in realtà il loro isolamento. Lo shock per quanto era accaduto fu molto forte in tutta la società: io stesso decisi di lasciare l’attività politica in quell’anno. Non ero mai stato legato ideologicamente ad Aldo Moro, ma i miei familiari, in particolare mio padre e mio zio, avevano stretto con lui nel tempo un rapporto profondo che risaliva agli anni del fascismo, quando la Fuci entrò in contrasto con il regime.

Il prossimo 28 marzo, insieme all’On. Gero Grassi (Hotel Excelsior, ore 18), avrò modo di riferire altri miei ricordi sulla figura di Aldo Moro e su quei giorni tragici. Ma non sarà un incontro in cui guardare soltanto al passato. Nonostante siano trascorsi trentasei anni dalla sua scomparsa, infatti, egli rappresenta un’icona dei nostri giorni. Il suo volto sofferente fotografato nel covo dei brigatisti manifesta con evidenza tutta la sua straordinaria attualità. Aldo Moro è stato un martire dello Stato democratico; e nei tempi di grave crisi che stiamo affrontando, è attraverso il suo esempio che possiamo difendere quei valori che oggi vengono minacciati e per i quali egli si è immolato.

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“Aldo Moro: il Partito Democratico vuole la verità” a cura di Gero Grassi http://www.michelemonno.it/aldo-moro-il-partito-democratico-vuole-la-verita-cura-di-gero-grassi/ http://www.michelemonno.it/aldo-moro-il-partito-democratico-vuole-la-verita-cura-di-gero-grassi/#comments Thu, 13 Mar 2014 19:07:28 +0000 http://www.michelemonno.it/?p=1179 Leggere la Storia attraverso i documenti originali genera un interesse diverso rispetto al fascino delle ricostruzioni storiche o letterarie. Entrambi i mezzi conservano una propria legittimità; ma mentre nel secondo caso l’obiettivo è quello di una più ampia divulgazione degli eventi presi in esame, nel primo caso le parole acquistano un diverso peso specifico, attribuito […]

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Leggere la Storia attraverso i documenti originali genera un interesse diverso rispetto al fascino delle ricostruzioni storiche o letterarie. Entrambi i mezzi conservano una propria legittimità; ma mentre nel secondo caso l’obiettivo è quello di una più ampia divulgazione degli eventi presi in esame, nel primo caso le parole acquistano un diverso peso specifico, attribuito loro dall’essere state scritte o pronunciate dai protagonisti stessi della Storia. Essere in grado di analizzare un grande evento storico utilizzando entrambe queste modalità di scrittura non è una qualità comune: Gero Grassi ha invece ampiamente dimostrato nel corso degli anni di aver saputo unire approfondimento e divulgazione, attraverso le sue pubblicazioni sull’attività politica di Aldo Moro e sui tragici 55 giorni del suo sequestro.

Aldo Moro: il Partito Democratico vuole la verità è l’ultima pubblicazione in ordine di tempo curata da Gero Grassi, vicepresidente del Gruppo PD alla Camera dei Deputati. Questo lavoro si colloca nella prima delle due tipologie sopra considerate, quella della riproduzione di documenti originali. Si tratta infatti di una corposa raccolta di materiali provenienti soprattutto dai verbali delle commissioni di inchiesta istituite tra il 1979 e il 2001 riguardanti il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro o l’intero arco di tempo delle stragi. Come sottolinea Grassi nella Prefazione, i lavori di quelle commissioni hanno prodotto «una quantità immensa di documenti dai quali, purtroppo, nonostante gli anni intercorsi, non emerge ancora la completa verità sull’intera vicenda»: perciò si è reso necessario «realizzare una sintesi [...] al fine di consentire una facile lettura dei passaggi più significativi ed importanti».

Non sono pochi gli aspetti interessanti, sotto vari punti di vista, di questa raccolta di documenti. Anzitutto le audizioni di personalità di primo piano, oggi scomparse, che in quei resoconti hanno lasciato i loro ricordi e la loro verità dei fatti accaduti in quei giorni: da Andreotti a Cossiga, da Eleonora Moro al generale Dalla Chiesa. Si riscontra poi una chiara differenza tra le prime testimonianze, rilasciate a breve distanza dai 55 giorni del sequestro (la vedova di Aldo Moro, il 1° agosto 1980, confessa di essere «ancora molto sotto shock»), e quelle successive, nelle quali il caso Moro s’innesta in un più ampio discorso sulle responsabilità politiche di quel tempo. Il lettore attento può inoltre verificare le contraddizioni che emergono nelle diverse audizioni: nel 1993 Cossiga, ministro dell’Interno all’epoca del rapimento di Moro, afferma che «due donne minacciarono di bruciarsi davanti alla sede della Democrazia Cristiana se avessimo trattato», circostanza smentita già nel 1980 dalle vedove di due agenti della scorta trucidati in via Fani. E infine c’è Bari: crocevia in cui Moro aveva conosciuto futuri collaboratori, la nostra città viene menzionata anche in relazione ad altre importanti personalità di quegli anni, come mons. Michele Mincuzzi e il sottosegretario Renato Dell’Andro.

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“Lo Stato nato dalla Resistenza”, discorso di Aldo Moro al Consiglio Regionale della Puglia, 21 dicembre 1975 http://www.michelemonno.it/lo-stato-nato-dalla-resistenza-discorso-di-aldo-moro-al-consiglio-regionale-della-puglia-21-dicembre-1975/ http://www.michelemonno.it/lo-stato-nato-dalla-resistenza-discorso-di-aldo-moro-al-consiglio-regionale-della-puglia-21-dicembre-1975/#comments Tue, 11 Mar 2014 12:17:14 +0000 http://www.michelemonno.it/?p=1157 Il 21 dicembre 1975, nel trentennale della Resistenza, Aldo Moro pronunciò questo discorso a Bari, nell’aula del Consiglio Regionale della Puglia: Si è anche talvolta affermato che la Resistenza sarebbe stata tradita nel suo significato più autentico e che il graduale ritorno alle vecchie strutture dello Stato prefascista avrebbe sancito una continuità statale di vecchio […]

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Il 21 dicembre 1975, nel trentennale della Resistenza, Aldo Moro pronunciò questo discorso a Bari, nell’aula del Consiglio Regionale della Puglia:

Si è anche talvolta affermato che la Resistenza sarebbe stata tradita nel suo significato più autentico e che il graduale ritorno alle vecchie strutture dello Stato prefascista avrebbe sancito una continuità statale di vecchio tipo. Se la polemica non fa velo, credo possa apparire evidente a tutti il grande salto di qualità che si è compiuto passando dallo Stato prefascista a quello nato dalla Resistenza sotto il profilo sia della struttura sia dei fini istituzionali. Non sono differenze di superficie, ma di sostanza, che riguardano anzitutto il processo di formazione e articolazione della volontà politica nazionale attraverso i partiti di massa, la consistenza democratica di base dello Stato, il suo ruolo di propulsione e di guida nella vita economica e sociale. Se vi furono aspetti di restaurazione, se vi furono remore e momenti anche di arresto nella realizzazione delle premesse ideali della Resistenza, ciò non può farci dimenticare il progresso compiuto e il senso storico-culturale della opzione politica in favore della democrazia che fu alle origini della fondazione del nuovo Stato. […]

Con tutte le cautele e le gradualità imposte dalle esigenze della strategia alleata e dalla crescente diffidenza che divise ben presto le potenze occidentali dall’Unione Sovietica, la Resistenza fu indubbiamente molto di più di una operazione patriottico-militare. Essa agì in profondità nella vita politica del nostro paese, dando una nuova dimensione allo Stato, arricchendo la vita democratica e creando una originale mentalità antifascista, la quale superò quella formale e parlamentaristica che aveva in certo modo caratterizzato in precedenza la opposizione al fascismo.

Lo Stato al quale i partiti democratici hanno dato vita è lo Stato che lo spirito della Resistenza e le circostanze oggettive hanno reso possibile in una valutazione globale di tutti gli interessi del paese, interessi nazionali ed internazionali, immediati e in prospettiva. E certo occorreva uno Stato nel quale si riconoscesse il maggior numero possibile di cittadini, che fosse capace, su questa base, di ricostruire l’Italia, dandole un assetto stabile di libertà e di giustizia.

Sono questi, che ho appena ricordati, momenti della nostra vicenda trentennale sui quali è ancora aperto il giudizio storico, aperta la valutazione politica. Credo tuttavia che, pur partendo da punti di vista diversi e nella comprensibile divergenza d’opinioni sulle strade seguite e sulle soluzioni date in alcuni stretti passaggi della nostra vicenda nazionale, una cosa si possa dire e cioè che i partiti i quali si richiamano alla Resistenza e si riconoscono nella Costituzione repubblicana, ciascuno secondo la propria responsabilità ed il proprio ruolo, hanno guardato alle istituzioni democratiche, da presidiare ed accreditare nella coscienza del paese. Via via, nel corso di questi trent’anni, un sempre maggior numero di cittadini e gruppi sociali, attraverso la mediazione dei partiti e delle grandi organizzazioni di massa che animano la vita della nostra società, ha accettato lo Stato nato dalla Resistenza. Si sono conciliati alla democrazia ceti tentati talvolta da suggestioni autoritarie e chiusure classiste. Ma, soprattutto, sono entrati a pieno titolo nella vita dello Stato ceti lungamente esclusi. Grandi masse di popolo guidate dai partiti, dai sindacati, da molteplici organizzazioni sociali, oggi garantiscono esse stesse quello Stato che un giorno considerarono con ostilità quale irriducibile oppressore. Se tutto questo è avvenuto nella lotta, nel sacrificio, è merito della Resistenza, di un movimento cioè che si è mosso nel senso della storia, mettendo ai margini l’opposizione antidemocratica e facendo spazio alle forze emergenti e vive della nuova società.

[...]

L’Italia rivive così una drammatica ma esaltante esperienza ed approfondisce la sua identità nazionale. Quella identità nazionale appunto che si rivela in momenti di svolta, destinati ad esercitare una decisiva influenza nella storia dei popoli.

La Resistenza fu uno di questi momenti. Ad essa dunque, ancora oggi, facciamo riferimento. Ad essa ci rivolgiamo come al luminoso passato, sul quale è fondato il nostro presente e il nostro avvenire.

La Resistenza fu lo scatto ribelle di un popolo oppresso, teso alla conquista della sua libertà. Ma essa non fu solo un moto patriottico-militare contro l’occupante tedesco, destinato, perciò, ad esaurirsi con la fine del conflitto mondiale. La Resistenza viene da lontano e va lontano. Affonda le sue radici nella storia del nostro Stato risorgimentale. È destinata a caratterizzare l’epoca della rinnovata democrazia italiana. Un dato storico è da mettere in rilievo: alla Resistenza parteciparono, spontaneamente, larghe forze popolari, e non solo urbane, ma della campagna e della montagna. Furono coinvolti a un tempo il proletariato di fabbrica, che difendeva gli strumenti essenziali del suo lavoro, e la realtà contadina. Alle azioni gloriose delle formazioni partigiane e del nostro corpo di liberazione, schierati in battaglia, si accompagnò un’infinità di episodi spontanei, il più delle volte oscuri o poco noti, che rappresentarono l’immediata risposta delle popolazioni alle sopraffazioni delle brigate nere o dell’esercito nazista, una risposta data anche fuori dai centri urbani, nei più sperduti paesi rurali, nelle zone collinari e pedemontane. Questa Resistenza più ramificata e diffusa, che non è stata classificata tra le operazioni delle divisioni partigiane direttamente impegnate nello scontro armato, si è collegata molto spesso al ricordo delle lotte lunghe e tenaci che le leghe contadine avevano condotto in tante regioni: dal Veneto alla Toscana, all’Emilia, alle Puglie, contro lo squadrismo agrario e le violenze nazionalistiche o fascistiche degli anni venti e anche oltre. Ma non era mero ricordo, bensì un dato vitale, una sorta di impegno civile, che ha immesso nella Resistenza fattori sociali connessi con la storia delle grandi masse popolari, a lungo escluse dalla partecipazione alla vita dello Stato unitario. La Resistenza supera così il limite di una guerra patriottico-militare, di un semplice movimento di restaurazione prefascista, come pure da talune parti si sarebbe allora desiderato. Diventa un fatto sociale di rilevante importanza.

A lungo si è ripetuto che alla piena esplicazione della Resistenza ha nuociuto il peso negativo rappresentato dal Mezzogiorno, che non ha compiuto l’esperienza della lotta partigiana del nord Italia. Gli storici tendono ora a correggere questa visione dualistica, di un nord, proiettato verso una peraltro indefinita rivoluzione, e un sud, ancora una volta «palla al piede» dello sviluppo italiano. Il rapporto tra Mezzogiorno e Resistenza è complesso. Non va dimenticato, nello sfondo, ciò che pagarono le campagne del Mezzogiorno al fascismo. È vero, fu avviata una politica di bonifiche che consentì in un secondo tempo la formazione di ceti agrari più progrediti, meno attaccati alla esclusiva conservazione della rendita. Ma quel poco che si fece sotto il fascismo per il sud, ebbe come corrispettivo il blocco dell’emigrazione interna, una politica di bassi salari, sperequazioni tributarie e pesanti vincoli contrattuali nelle campagne. Il programma fascista di un’Italia rurale ed eroica portò in realtà ad un eccesso di popolazione contadina, costretta a vivere entro strutture economiche rimaste arcaiche e statiche e perciò prive di impulsi creativi. Crollato il fascismo e liberato il Mezzogiorno dalle truppe alleate, non per caso ancora una volta furono le campagne a muoversi. Si trattava della lotta al latifondo e della riforma agraria, cioè di una delle esperienze più significative di questo dopoguerra, che ha consentito lo svilupparsi di un grande movimento contadino nel sud ed ha impegnato i governi in un notevole sforzo, nel suo insieme positivo. Ma, tornando agli anni cruciali che vanno dalla fine del ’43 a tutto il ’45, non ci sembra si possa dire che il Mezzogiorno fu una remora alla realizzazione degli ideali della Resistenza. Non vanno dimenticati gli intellettuali meridionali schierati sul fronte della libertà. Eppoi parlano le cose. Il sud ha dato con profonda convinzione il suo apporto alla guerra di liberazione e ai primi atti dei governi della coalizione antifascista; ha contribuito al crollo degli eserciti nazifascisti, facilitando l’avanzata di quelli alleati; ha visto la nascita e l’affermarsi delle prime libere manifestazioni politiche dei partiti antifascisti; ha scritto con la insurrezione napoletana una tra le pagine più belle della Resistenza. [...]

Trent’anni fa, uomini di diversa età ed anche giovanissimi, di diversa origine ideologica, culturale, politica, sociale; provenienti sovente dall’esilio, dalla prigione, dall’isolamento; ciascuno portando il patrimonio della propria esperienza, hanno combattuto, per restituire all’Italia l’indipendenza nazionale e la libertà.

Questo è stato il nostro grande esodo dal deserto del fascismo; questa è stata la nostra lunga marcia verso la democrazia.

 

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Chi e perché ha ucciso Aldo Moro: il 28 marzo incontro con l’On. Gero Grassi a Bari http://www.michelemonno.it/chi-e-perche-ha-ucciso-aldo-moro-il-28-marzo-incontro-con-lon-gero-grassi-bari/ http://www.michelemonno.it/chi-e-perche-ha-ucciso-aldo-moro-il-28-marzo-incontro-con-lon-gero-grassi-bari/#comments Mon, 10 Mar 2014 14:26:14 +0000 http://www.michelemonno.it/?p=1149 La figura di Aldo Moro rappresenta un’icona dei giorni nostri. Tenerla chiusa in un pantheon, considerarla soltanto in un’ottica “passatista” non rende giustizia alla sua straordinaria attualità. Il volto dello statista democristiano prigioniero delle Brigate rosse è infatti il volto della sofferenza di tante famiglie che oggi vivono gli esiti drammatici della crisi economica. E […]

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La figura di Aldo Moro rappresenta un’icona dei giorni nostri. Tenerla chiusa in un pantheon, considerarla soltanto in un’ottica “passatista” non rende giustizia alla sua straordinaria attualità. Il volto dello statista democristiano prigioniero delle Brigate rosse è infatti il volto della sofferenza di tante famiglie che oggi vivono gli esiti drammatici della crisi economica. E proprio il martirio di Aldo Moro, il suo tributo di sangue pagato in una circostanza che presenta ancora aspetti oscuri, può essere d’insegnamento nel motivarci a difendere quei valori che oggi sono minacciati dalle conseguenze della crisi.

Venerdì 28 marzo, alle ore 18, presso l’Hotel Excelsior in via Giulio Petroni, ricorderemo la figura di Aldo Moro grazie alle parole dell’On. Gero Grassi, che al presidente della Dc ha dedicato molti studi e pubblicazioni, come l’ultima Aldo Moro: il Partito Democratico vuole la verità. Lo faremo a Bari, nella nostra città che conserva ancora numerosi ricordi della vicinanza che Moro ha dimostrato in molteplici occasioni, lontano dai riflettori, verso tanta parte della popolazione.

Dodici giorni prima di questo nostro appuntamento ricorrerà l’anniversario dei 36 anni che ci separano da quel 16 marzo in cui avvenne la strage degli agenti della scorta (i «martiri di via Fani»). Nelle stesse ore, la Camera dei deputati approverà l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e sulla morte dello statista dc. Sarà un’occasione importante per provare a fare luce sulla verità storica, più che giudiziaria, di quella pagina tragica della storia d’Italia ricca di misteri e di enigmi.

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Le leggi contro la corruzione e i tagli alla spesa improduttiva http://www.michelemonno.it/le-leggi-contro-la-corruzione-e-tagli-alla-spesa-improduttiva/ http://www.michelemonno.it/le-leggi-contro-la-corruzione-e-tagli-alla-spesa-improduttiva/#comments Mon, 10 Feb 2014 08:30:18 +0000 http://www.michelemonno.it/?p=1144 Pochi giorni fa sui giornali italiani è stato scritto che la corruzione in Italia ammonterebbe a 60 miliardi di euro. A ciò si aggiunga che, secondo l’Agenzia delle Entrate, l’imponibile evaso ogni anno sarebbe di ben 270 miliardi. Secondo altri dati, poi, il giro d’affari delle organizzazioni criminali arriverebbe a 170 miliardi. In totale, farebbero […]

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Pochi giorni fa sui giornali italiani è stato scritto che la corruzione in Italia ammonterebbe a 60 miliardi di euro. A ciò si aggiunga che, secondo l’Agenzia delle Entrate, l’imponibile evaso ogni anno sarebbe di ben 270 miliardi. Secondo altri dati, poi, il giro d’affari delle organizzazioni criminali arriverebbe a 170 miliardi. In totale, farebbero 500 miliardi di euro. Si tratta di una cifra folle e senza presupposti scientifici, che se fosse vera porterebbe il nostro PIL già oggi a cifre di benessere da favola e renderebbe l’Italia di gran lunga la nazione più ricca d’Europa.

Anche solo calcolando meno della metà di quella cifra, ad esempio 200 miliardi di euro all’anno per 10 anni, arriveremmo all’intero debito pubblico italiano: è chiaramente una cifra pazzesca e poco corrispondente al vero. Cos’è successo allora? È successo che la casta centrale dei ministeri, l’alta burocrazia dello Stato, pur di non finire nel mirino dei tagli alla spesa pubblica, ha preferito proclamare a tutta Europa quei dati sull’evasione fiscale per giustificare lo sfondamento annuale del debito pubblico. In pratica, se ci sono così tanti miliardi annui da incassare per tassazione – è questo il punto di vista delle caste ministeriali –, si può stabilire un ulteriore indebitamento e ulteriori tasse.

Il punto di vista va quindi capovolto. Esiste certamente un’area europea di evasione che va combattuta con leggi e controlli unificati. Così come va combattuta con forza e senza tentennamenti la corruzione, sia in Italia sia in tutti gli altri paesi europei. Ma la soluzione non è gonfiare a dismisura questi dati. Il loro utilizzo strumentale da parte della casta nazionale dei ministeri, semmai, finisce per consolidare i loro diritti acquisiti e per allontanare i tagli alla spesa pubblica improduttiva. Questi ultimi si rendono invece necessari per spostare immediatamente le risorse sul taglio del costo del lavoro per le imprese, senza attendere il recupero di azioni fiscali impossibili perché calcolate su cifre inventate di sana pianta.

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Intervento in Consiglio Regionale sulla Fiera del Levante http://www.michelemonno.it/intervento-consiglio-regionale-sulla-fiera-del-levante/ http://www.michelemonno.it/intervento-consiglio-regionale-sulla-fiera-del-levante/#comments Thu, 06 Feb 2014 19:01:03 +0000 http://www.michelemonno.it/?p=1139 Di seguito il testo integrale del mio intervento nella seduta del 20 dicembre 2013 sullo stato della Fiera del Levante. Cercherò di non ripetere cose già dette dai colleghi. Innanzitutto bisogna riportare le questioni nelle Commissioni di merito – in questo caso, credo che si tratti della IV o della II – perché un approfondimento in sede tecnica non può […]

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Di seguito il testo integrale del mio intervento nella seduta del 20 dicembre 2013 sullo stato della Fiera del Levante.

Cercherò di non ripetere cose già dette dai colleghi. Innanzitutto bisogna riportare le questioni nelle Commissioni di merito – in questo caso, credo che si tratti della IV o della II – perché un approfondimento in sede tecnica non può avvenire in una discussione in Aula.

In secondo luogo, oggi si ha poca coscienza, da parte dei miei colleghi, della situazione reale della Fiera del Levante, che non ha solo 20 milioni di euro di debiti consolidati, ma è vicina alla liquidazione. Nel momento in cui non potranno essere pagati gli stipendi perché non ci saranno le risorse, sarà inevitabile percorrere quella strada. Quindi, bene ha fatto la Giunta a presentare un emendamento di soccorso per permettere la realizzazione dell’obiettivo principale. Il mandato, di cui tutti parlano poco, è quello della privatizzazione della gestione della Fiera del Levante, che per me è una scelta sacrosanta.

Colleghi, non avete idea di quale sia la situazione odierna. Abbiamo una fiera che è la più importante del Mezzogiorno e, per estensione, addirittura la più importante d’Italia. Con 330 mila metri quadri, a fronte dei 200 mila della Fiera di Milano, sopporta grossi oneri di gestione; non immaginate che cosa significhi la manutenzione di 330 mila metri quadri, che cosa significhi la guardiania o la pulizia di aree così vaste. Peraltro, si riesce a fare le fiere campionarie e qualche fiera specializzata in ambiti ristretti e per pochissimi periodi dell’anno.

Questo è un tema che dobbiamo affrontare nuovamente, perché il mandato affidato al Presidente e al Consiglio di amministrazione è quello di formulare entro il 28 febbraio l’ipotesi di privatizzazione della gestione – non credo si parli della vendita degli immobili e dei suoli – per dare alla Presidenza della Giunta e alle Commissioni la possibilità di valutare il piano. Si tratta di una metodologia che condivido abbastanza.

La verità è che, al di là della soluzione politica e tecnica, al di là delle questioni delle poste in bilancio che sono appena sufficienti per iniziare un processo di privatizzazione, qui si manifesta il disegno di trovare un capro espiatorio rispetto alle precedenti gestioni. Mi piacerebbe parlare con gli amici di Forza Italia del grande Daniel Pennac: vi consiglierei la lettura dei primi romanzi dedicati appunto alla figura del capro espiatorio.

Se questa è la vostra fissazione, di capri espiatori ne dovremmo trovare nelle precedenti gestioni e nelle precedenti Giunte. Avere settanta dipendenti, a un costo medio di 50 mila euro a testa – un livello molto più alto di quello della Regione Puglia – fa parte di gestioni e di scelte che sono precedenti a quelle del centrosinistra; settanta persone incidono già per 3,5 milioni e nessuno ha parlato di un piano di mobilità da concordare con il Governo, come sta facendo oggi il Governo Letta per le partecipate. Si può pensare a una mobilità interna all’interno delle partecipate, a un riassorbimento, ma non ai valori e ai costi che si sono dati loro autonomamente, bensì all’interno della normale stipendialità della Regione Puglia. Questo è il cuore del problema. Nessuna fiera che produca quel fatturato ha settanta dipendenti effettivi. La Fiera di Padova o la Fiera di Milano ne hanno venti o trenta.

Ci stiamo avventurando in un terreno di polemiche, ma non è il caso di farne. Oggi chiedo anche alla minoranza di riportare efficacemente il discorso in Commissione, ascoltando il Presidente e il Consiglio d’amministrazione in carica per conoscere tutti i dettagli di una due diligence che è stata compiuta e che supera abbondantemente l’istituzione di una commissione d’inchiesta; di fatto si è svolta e nessuno vuole ascoltare.

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