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Intervento in Consiglio Regionale sulla Fiera del Levante

Di seguito il testo integrale del mio intervento nella seduta del 20 dicembre 2013 sullo stato della Fiera del Levante.

Cercherò di non ripetere cose già dette dai colleghi. Innanzitutto bisogna riportare le questioni nelle Commissioni di merito – in questo caso, credo che si tratti della IV o della II – perché un approfondimento in sede tecnica non può avvenire in una discussione in Aula.

In secondo luogo, oggi si ha poca coscienza, da parte dei miei colleghi, della situazione reale della Fiera del Levante, che non ha solo 20 milioni di euro di debiti consolidati, ma è vicina alla liquidazione. Nel momento in cui non potranno essere pagati gli stipendi perché non ci saranno le risorse, sarà inevitabile percorrere quella strada. Quindi, bene ha fatto la Giunta a presentare un emendamento di soccorso per permettere la realizzazione dell’obiettivo principale. Il mandato, di cui tutti parlano poco, è quello della privatizzazione della gestione della Fiera del Levante, che per me è una scelta sacrosanta.

Colleghi, non avete idea di quale sia la situazione odierna. Abbiamo una fiera che è la più importante del Mezzogiorno e, per estensione, addirittura la più importante d’Italia. Con 330 mila metri quadri, a fronte dei 200 mila della Fiera di Milano, sopporta grossi oneri di gestione; non immaginate che cosa significhi la manutenzione di 330 mila metri quadri, che cosa significhi la guardiania o la pulizia di aree così vaste. Peraltro, si riesce a fare le fiere campionarie e qualche fiera specializzata in ambiti ristretti e per pochissimi periodi dell’anno.

Questo è un tema che dobbiamo affrontare nuovamente, perché il mandato affidato al Presidente e al Consiglio di amministrazione è quello di formulare entro il 28 febbraio l’ipotesi di privatizzazione della gestione – non credo si parli della vendita degli immobili e dei suoli – per dare alla Presidenza della Giunta e alle Commissioni la possibilità di valutare il piano. Si tratta di una metodologia che condivido abbastanza.

La verità è che, al di là della soluzione politica e tecnica, al di là delle questioni delle poste in bilancio che sono appena sufficienti per iniziare un processo di privatizzazione, qui si manifesta il disegno di trovare un capro espiatorio rispetto alle precedenti gestioni. Mi piacerebbe parlare con gli amici di Forza Italia del grande Daniel Pennac: vi consiglierei la lettura dei primi romanzi dedicati appunto alla figura del capro espiatorio.

Se questa è la vostra fissazione, di capri espiatori ne dovremmo trovare nelle precedenti gestioni e nelle precedenti Giunte. Avere settanta dipendenti, a un costo medio di 50 mila euro a testa – un livello molto più alto di quello della Regione Puglia – fa parte di gestioni e di scelte che sono precedenti a quelle del centrosinistra; settanta persone incidono già per 3,5 milioni e nessuno ha parlato di un piano di mobilità da concordare con il Governo, come sta facendo oggi il Governo Letta per le partecipate. Si può pensare a una mobilità interna all’interno delle partecipate, a un riassorbimento, ma non ai valori e ai costi che si sono dati loro autonomamente, bensì all’interno della normale stipendialità della Regione Puglia. Questo è il cuore del problema. Nessuna fiera che produca quel fatturato ha settanta dipendenti effettivi. La Fiera di Padova o la Fiera di Milano ne hanno venti o trenta.

Ci stiamo avventurando in un terreno di polemiche, ma non è il caso di farne. Oggi chiedo anche alla minoranza di riportare efficacemente il discorso in Commissione, ascoltando il Presidente e il Consiglio d’amministrazione in carica per conoscere tutti i dettagli di una due diligence che è stata compiuta e che supera abbondantemente l’istituzione di una commissione d’inchiesta; di fatto si è svolta e nessuno vuole ascoltare.

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