Gruppo Editoriale 
Valdemaro Vecchi 
MASSERIA ARBINETTO
ARCHITETTURA
 

 

LA STRUTTURA ARCHITETTONICA

L'edificio č il prodotto di diverse fasi edilizie che nel tempo hanno trasformato una struttura produttiva in residenza da diporto immersa nel verde.
Un portale a tutto sesto inquadrato con bugnato a cuscinetto introduce i visitatori in un ampio cortile lastricato con chianche; in un passato non molto remoto si poteva ammirare anche uno stemma gentilizio (non più in opera) con due stelle e tre lune sulla banda. Il cortile si svolge in lunghezza, probabilmente senza un progetto coerente, ma funzionale soltanto all'orientamento dell'edificio pių antico, il frantoio (XVII-XVIII secolo), inserito poi nel corpo della palazzina residenziale.

La parte pių antica della costruzione si riconosce subito dal tipo di muratura utilizzata, conci calcarei in bugnato rustico ben squadrati. All'interno, il frantoio si sviluppa in lunghezza in un grande locale voltato a botte con pareti che mostrano il grande spessore nell'apertura a sesto ribassato che conduce nel cortile. Un grande torchio con macine e vasca in pietra rimane l'unico, imponente testimone di questa zona produttiva. Circa un secolo dopo sul frantoio fu realizzata con conci di tufo la zona residenziale.

Agli appartamenti si accede tramite una semplice rampa di scale che si sviluppa nel cortile, addossata all'edificio preesistente.
Una seconda scala, quasi identica e sulla stessa linea, permette l'accesso dal retro.
I locali interni del piano residenziale presentano tutti volte a padiglione, con affreschi ottocenteschi nelle prime due sale di rappresentanza.
Una saletta pių appartata collegata alle stanze di servizio, forse un salottino, mostra ancora le pareti dipinte a olio con scene di vita campestre e il segno di stipiti di porte (non pių esistenti) particolarmente curati nella decorazione; qui fu realizzata anche una grande stufa in ghisa collegata al comignolo del terrazzo.

Le due stanze poste ai lati estremi del piano prendono luce da finestre che si affacciano su due terrazzi molto ampi: quello orientato a nord era probabilmente funzionale alle esigenze di cucina, e si affaccia sui locali al piano terra che ospitavano le stalle e una grande fontana; l'altro terrazzo, pių grande, orientato in direzione dell'ingresso (verso sud), fungeva da zona di riposo su cui godere delle giornate soleggiate, dominando tutta la campagna circostante.

La particolare cura dedicata a questo terrazzo ne denota l'utilizzo come zona di rappresentanza: le finestre architravate sono arricchite con gocciolatoi modanati in cui si inserisce una decorazione orizzontale a festone, che richiama per stile e colorazione dell'intonaco quella riscontrabile in un'altra masseria della zona, la villa Lamberti.
Probabilmente quest'ultimo terrazzo ha subito ampliamenti nel corso del tempo: la prima parte, delimitata da una balaustra, era in passato impreziosita da busti dall'effigie umana (come andava di moda durante il Settecento, e come si potrebbe immaginare osservando la medesima decorazione sul palazzo del Sedile dei Nobili nel borgo antico di Bari).
Questa parte č ancora riconoscibile per le caratteristiche costruttive diverse rispetto al resto del terrazzo, che si sviluppa infatti sul solaio di ambienti di lavoro successivi all'innalzamento dell'edificio principale. Un comignolo dalla forma particolare, elemento visibile anche da lontano, si ammira sul terrazzo di copertura della residenza. Sul retro della costruzione, affiancato dall'orto recintato, si ammira un giardino con palme e piante mediterranee, mentre un suggestivo agrumeto è collocato in posizione isolata dal resto dell'edificio, ma prossimo al cortile principale, per meglio distinguersi dalla zona produttiva e dalla zona residenziale.

L'agrumeto si svolge in uno stretto percorso rettangolare, quasi un'intercapedine tra il muro di cinta, che all'esterno presenta muri a scarpa con modanatura a sezione torica, e il cortile interno, di cui ne segue forma e dimensioni. All'ingresso, una piccola esedra funge da fulcro da cui partono i due bracci alberati. Un vialetto delimitato da bassi recinti ad archi inflessi inframezzati da conci squadrati, passa tra due file di alberi di limoni e arance; qui alcune panchine invitano alla riflessione tra il pregnante profumo degli agrumi, evocando lontani significati simbolici.

Nei pressi dell'ingresso sorge la cappella di famiglia, la cui facciata con volute su paraste č inserita nel muro di cinta, al fianco destro dell'ingresso alla masseria. L'edificio sacro mostra l'evidente rifacimento del 1894, promosso da Giovanni e Maria Lattanzi, come attestato in una lapide all'interno della cappella stessa. Il portale principale č architravato e sormontato da cuspide triangolare; sulla trabeazione si legge la dedicazione della cappella alla Regina del Santissimo Rosario.
A navata unica, l'interno č riferibile ai lavori di ristrutturazione del 1894, ma due lapidi poste ai lati dell'altare, sull'architrave di due porte, ne ricordano la costruzione nel 1567, epoca probabilmente coeva al primo nucleo della masseria.
Un ingresso secondario permette l'accesso alla cappella dal cortile interno, dove di affaccia anche il semplice campanile a vela.

La masseria Arbinetto e tutti i terreni appartenenti ad essa sono vincolati rispettivamente con D.M. del 12/12/91 e con D.M. del 17/04/99.

  
  
Michele Monno © 2009 - Tutti i diritti riservati
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