Gruppo Editoriale 
Valdemaro Vecchi 
MASSERIA VILLA CARBONE (CHIESA DI SAN MARCO)
ARCHITETTURA
 

 

LA STRUTTURA ARCHITETTONICA

La villa, oggi adibita a chiesa parrocchiale, si presenta chiusa dal muro di cinta, parzialmente originario.
Dal portale d’accesso, oggi in posizione opposta a quella di origine, si ammira la piccola ma scenografica scala a due rampe a tenaglia con inferriata che conduce direttamente al piano nobile attraverso la porta finestra del salone di rappresentanza.
L’edificio, a pianta rettangolare, è articolato su due livelli: il secondo livello, come già detto, accoglie il piano nobile, mentre il primo livello, leggermente più basso del livello strada, costituisce la zona produttiva della masseria.
Qui si lavoravano le olive della tenuta nell’ambiente ad aula unica (oggi trasformato in chiesa) con volte a botte ribassata collegato attraverso ampie aperture ai locali adiacenti, in passato sempre facenti parte del frantoio o più probabilmente adibiti a stalle e ovile, e oggi destinati ad ambienti sacrestia, aula confessioni (dove si nota ancora un camino ad uso di cucina), ali laterali della chiesa stessa.

I muri d’ambito, grandi conci di tufo, presentano nicchie ad arco ribassato e grossi pilastri a sostegno della struttura portante dell’edificio.
Al livello superiore, cui si accede anche attraverso una stretta scala interna, l’ambiente è diviso in vari locali che mostrano ancora l’uso abitativo; le diverse stanze sono tutte comunicanti fra loro. Due di queste, fra cui quella centrale, probabile salone di rappresentanza collegato alla rampa scenografica esterna, presentano soffitti coperti con carta dipinta a motivi vegetali e animali che riprendono il tema del giardino come ameno luogo di riposo. Le pareti esterne sono rustiche (non intonacate), e il coronamento dell’edificio è a spioventi coperti con tegole, caratteristica originale per una masseria del Sud. Il cortile è lastricato con chianche.

Nei pressi del cancello di ingresso, sulla sinistra, si erge la cappella per il culto privato, conservata fino ai giorni nostri quasi intatta: l’esterno è un semplice volume a pianta rettangolare con campanile a vela in asse con una nicchia e con il semplice portale architravato, il tutto imbiancato a latte di calce; l’interno presenta il pavimento originale a chianche levigate e un bell’altare in stucco con la tipologia “a portelle” (dove cioè l’altare stesso funge da diaframma tra l’aula e un piccolo ambiente retrostante adibito a sacrestia o a “coro” nelle chiese più importanti; a questo ambiente si accede attraverso due aperture laterali con o senza porte, utilizzato nei secoli XVI-XVII-XVIII secondo i dettami del Concilio di Trento).
Nel nostro caso il tipo di decorazione dell’altare fa supporre una collocazione temporale settecentesca, coeva dunque alla residenza. Mancano purtroppo gli arredi liturgici di un tempo.

La villa è sottoposta a vincolo con D.M. del 20/06/81.

  
  
Michele Monno © 2009 - Tutti i diritti riservati
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