Gruppo Editoriale 
Valdemaro Vecchi 
CASINO DON CATALDO
ARCHITETTURA
 

 

LA STRUTTURA ARCHITETTONICA

Il termine “casino” già fa comprendere che non si tratta di una masseria, ma di una residenza da diporto; in realtà esso è molto di più: quasi un castello, dotato di elementi di difesa, che offriva anche tutti i “comforts” ai nobili residenti.
Lo status sociale dei proprietari e il potere esercitato nei dintorni è ancora ben riflesso all’esterno attraverso le caratteristiche costruttive. Tutto l’edificio risulta essere realizzato con dura pietra calcarea tagliata a conci bugnati.
La struttura è composta da un edificio compatto a forma parallelepipeda su tre superfici serrato tra quattro torri che in modo originale non sono poste agli angoli, ma a coppie sui fianchi dell’edificio; esse risultano separate fra loro solo da finestre al primo piano (che su entrambi i lati danno luce al salone di rappresentanza) e, in asse, da porte al piano terra, entrambe architravate.
Sempre al primo piano, loggiati angolari con due archi a tutto sesto per lato e pilastro bugnato centrale, alleggeriscono il blocco edilizio.

L’accesso principale, in direzione del portale, presenta una scenografica scalinata a doppia rampa a tenaglia che si stringe intorno ad una torretta centrale sempre in pietra calcarea.
All’elemento estetico della scala a tenaglia si associa l’elemento difensivo: all’interno delle rampe circolari della scalinata un corridoio appositamente creato al piano terra forma delle vere e proprie guardiole con feritoie per archibugi a difesa della dimora.
Il piano nobile è al primo piano, ed è raggiungibile sia attraverso la scala esterna sia da quella interna collegata ai locali del piano terra. Nel vestibolo che accoglie i visitatori campeggia enorme lo stemma di famiglia affrescato sulla parete. Due porte laterali conducono quindi nel grande salone con volta a padiglione.

Tutto l’ambiente, che riceve luce dai loggiati, è affrescato: le pareti con scene dell’Orlando Furioso, il soffitto con motivi vegetali che ricordano le “grottesche”. Il salone, a pianta ottagonale, è collegato alle altre stanze attraverso quattro porte che simmetriche si aprono ai lati delle finestre.

Le porte sono ad arco ribassato decorate con un cartiglio centrale, chiuse da pilastri in finto marmo (affresco che illusionisticamente imita il marmo); la decorazione delle porte termina verso l’alto con timpano spezzato e medaglione centrale. Altre decorazioni a stucco che creano cartigli e riquadri si trovano sulla volta, ad interruzione dei motivi vegetali realizzati sui toni del viola e del verde. Camere intercomunicanti con decorazione a stucco completano il primo piano, dotato anche di due camini.
Al secondo piano si trovano alcune stanze accessibili attraverso una scala a chiocciola passante in uno dei torrioni. Al piano terra vi sono gli ambienti da lavoro, le cucine, le grandi stalle, tutti locali con porte ad arco ribassato. Vi è anche un ampio ambiente semi ipogeo, comunicante con le stalle e la cucina. Tutto il cortile è chiuso da alto recinto di forma pentagonale, e risulta ancora perfettamente lastricato da chiancarelle.

Intorno ad esso si articolano gli altri corpi di fabbrica per la servitù, per il deposito degli attrezzi, per la cappella (distrutta, di cui rimane solo il locale sacrestia): tutti costruiti con un sapiente uso della muratura con blocchi calcarei.
Sul fianco destro del cancello principale, all’interno del cortile centrale, vi è anche l’ingresso dell’agrumeto recintato.

La struttura fortificata a guisa di castello fu realizzata da Cataldo De Nicolai sulla preesistente struttura ancora visibile sul retro dell’edificio.

Il maestoso portale che si affaccia sulla strada è in tufo, ad arco a tutto sesto, inserito in una cornice creata da grossi pilastri e da fastigio decorato con volute; sui pilastri delicati motivi vegetali a festone si alternano ad altre volute.

Il casino Don Cataldo non è sottoposto a vincolo.

  
  
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