Gruppo Editoriale 
Valdemaro Vecchi 
MASSERIA DUE TORRI O MADIA DIANA
LE FAMIGLIE
 

 

LE FAMIGLIE E LA STORIA

Il luogo su cui sorge la masseria Due Torri ha storia molto antica, fortunatamente abbastanza documentata: lì sorgeva il "locus Lucinianus", "fundus" di epoca romana, così chiamato forse dal nome dell'antico proprietario (Lucinius o Lucius).

Da allora il sito è stato frequentato regolarmente: tra il periodo romano e l'epoca cristiana risale un sarcofago rinvenuto nelle vicinanze, e proprio allo stesso periodo si attribuisce la costruzione della prima parte dell'ipogeo.
Il "locus Lucinianus" aveva grande estensione ed era prevalentemente coltivato ad ulivi. Un documento del 1015 riporta il casale di Lucignano (con la descrizione minuta degli immobili presenti e delle coltivazioni praticate) tra i beni donati dall'abate rettore della chiesa di S. Gregorio di Bari, Mele figlio del presbitero Maione, al cugino Simeone; nel documento sono riportati anche i passaggi precedenti della proprietà dalla fine del X secolo, in piena epoca bizantina.

Durante il medioevo numerosi documenti superstiti (tra cui quelli del 1073, 1118, 1311-1314, oggi raccolti nel Codice Diplomatico Barese) citano Lucignano come zona abitata, dotata anche di tre chiese: S. Felice, ovvero la chiesa della masseria, S. Pietro e S. Simeone, di cui rimane il ricordo nel toponimo di una zona vicina. Solo dal XV secolo si cita l'insediamento con il nome di Due Torri; da quel momento, su tutti i documenti si ritrova la denominazione Due Torri per indicare l'importante insediamento.

Dal 1753 la masseria e le annesse campagne passarono alla famiglia Gironda, di origine francese, giunta al seguito del re Carlo I d'Angiò e stabilitasi a Bari dalla fine del XV secolo; la famiglia fu proprietaria anche della masseria Maselli nei pressi dell'aeroporto e della masseria Palumbo-Gambetta nella zona industriale. I Gironda cambiarono la dedicazione della chiesa da S. Felice a S. Nicola (Bari, Biblioteca Nazionale, Archivio D'Addosio).
Il nome di masseria Madia Diana è riferito agli ultimi proprietari, ormai nel XX secolo, prima dell'acquisto della zona da parte dell'industria alimentare Alco, poi Palmera.

  
  
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