Gruppo Editoriale 
Valdemaro Vecchi 
MASSERIA SANTA CATERINA
LE FAMIGLIE
 

 

LE FAMIGLIE E LA STORIA

Sull'epigrafe posta sulla finestra centrale dell'edificio si legge: "D.O.M / ALMI SEMINARII BAREN(SIS) PUERIS / REGENDIS R(EVERENDISSI)MUS D(OMINUS) MICHAEL CAN(ONIC)US / TRAVERSA A NON SATIS PRO DIGN(I) / TATE LAUDANDO ILL(USTRISSI)MO AC R(EVERENDISSI)MO / D(OMI)NO D. ALOIJSIO AB ALEXANDRO / ARCHIE(PISCO)PO EIUSDEM ASSUMPTUS / IUCUNDITATI IMO UTILITATI EORU(M) / CONSULENS HASCE AEDES AB IMIS AD / SUPERNA ERECTAS DEDIT A(NNO) D(OMINI) 1764".

L'edificio, costruito ex novo, fu fatto realizzare nel 1767 dal canonico don Michele Traversa con ordine del vescovo, per i fanciulli del seminario barese. La figura citata di d. Aloijsio, mai abbastanza lodato per la sua opera, è da chiarire: egli può essere un precettore, oppure il finanziatore dell'opera (il suo cognome di chiare origini spagnole potrebbe indicare un nobile o un funzionario).

L'edificio attualmente conosciuto come "masseria Santa Caterina" su antichi documenti era denominato "villa del Seminario". Sullo stesso suolo però già all'inizio del XVIII secolo risulta che ci fosse una masseria "di aratra 105 circa, seminatoriale con olivi…", donata alla Mensa Arcivescovile di Bari nel 1745, e riportata sul Catasto Onciario del 1753. Probabilmente il vecchio edificio rurale, in precarie condizioni, fu demolito per lasciare spazio alla nuova villa che fu donata al Seminario.

Con il nome di Santa Caterina è noto anche l'edificio con annesso frantoio ipogeo che ha fatto parte delle proprietà dell'Ordine Cavalleresco di Gerusalemme, poi dei Cavalieri di Malta, per molti secoli. La "casa" di Bari fu tra le prime in Italia (1113) a far parte delle proprietà dell'Ordine.
Numerosi documenti attestano nel corso dei secoli l'attività di produzione e ospitalità del sito di S. Caterina, di pertinenza della Commenda di Bitonto almeno dal 1266; si ritrova il nome di S. Caterina per questo insediamento dal 1410, in un documento che stabilisce i confini di un oliveto "in lama Senapis" cioè nei pressi della lama Lamasinata.

In documenti dal 1773 in poi si cita anche la presenza di una chiesa (di cui non è dato sapersi se costruita o ipogea) presso la via pubblica, in cui si celebrava l'eucaristia una volta l'anno nella ricorrenza della festa della Santa. Successivamente il fondo passò alla proprietà dell'Arcidiocesi di Bari-Bitonto.

  
  
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