LA STRUTTURA ARCHITETTONICA

Come molti edifici di edilizia rurale, villa Zanchi è il frutto di un
compromesso tra diverse fasi costruttive sovrappostesi nel corso di
vari secoli.
Testimonianze documentarie e frammenti di fondamenta, indicano che la
struttura più antica non più esistente (XVI secolo), consisteva probabilmente
in una torre a base quadrata con grossi muri
a scarpa, di cui rimane testimonianza nel lato nord est dell'edificio.
Alla metà del XVIII secolo (1763) si attribuisce la costruzione della
zona residenziale annessa agli ambienti produttivi: nella "torre diruta"
fu realizzata una cappella dedicata alla Madonna del Rosario per accogliere
le preghiere degli abitanti del circondario, e un nuovo edificio su
due piani a base rettangolare si accorpò sul lato est della torre per
ospitarvi regolarmente i proprietari; nei documenti dell'epoca si parla
infatti di "casino con palmenti".
La
struttura corrispondente all'antica torre, in cui fu inglobata la cappella,
presenta nella facciata al piano terra pilastri con bugnato
rustico e al primo piano balconi inseriti nello spessore di
arconi a sesto ribassato.
Solo verso la fine del secolo, l'allora proprietario Vincenzo Zanchi
procedette alla ristrutturazione dell'immobile con criteri estetici
più definiti, ripresi dal lessico tardo barocco delle residenze di area
napoletana.
Fu realizzato il cortile lastricato con chianche in cui si affaccia
il prospetto con il suggestivo loggiato a cinque campate aperto verso
l'alto (probabilmente coperto nei periodi più soleggiati con stuoie
o canne) e ingentilito da aperture mistilinee tra i vari pilastri poggianti
sulla balaustra sagomata.
Archi trasversi simili alle aperture della facciata collegano il loggiato
al muro d'ambito della residenza, creando una sorta di portico sopraelevato
sull'impronta di alcuni esempi napoletani.

Da un simile scenografico loggiato, si svolgeva perfettamente la funzione
di rappresentanza associata a quella più funzionale di osservatorio
dei fondi di proprietà: all'importanza del "vedere" si affiancava così
il prestigio dell'"essere visti" (M. Fagiolo, 1996).
Una semplice rampa di scale scende dal lato della torre verso il cortile
e collega gli ambienti residenziali con il resto della struttura.
A coronamento dell'edificio, centrato rispetto alla simmetria dei fornici,
si erge il campanile a
vela, splendido nel suo complesso linguaggio decorativo con
volute laterali, apertura
mistilinea centrale,
a cui fa eco la piccola decorazione superiore.
La campana era collocata all'interno di una rientranza, che creando
una struttura tridimensionale, quasi si trattasse di una chiesa in miniatura,
riproponeva in scala più piccola la campata del loggiato inferiore.
Sopra il cornicione modanato si ammirano vasi di terracotta smaltata
a guisa di acroteri che, sul parapetto e sul campanile,
ingentiliscono ulteriormente la facciata nei punti terminali delle paraste.
Nell'ala più nuova della villa le volte delle stanze, comunicanti tra
loro, presentano quasi tutte volte
a padiglione intonacate; interessanti affreschi del XIX secolo
decorano invece le volte
a padiglione della zona nord, corrispondente all'antica torre.
Ricordo delle vecchie fortificazioni rimangono il suddetto campanile
a vela e i rialzi triangolari posti agli angoli dei terrazzi
per il riparo delle sentinelle, ingentiliti però da volute
che rimandano alla decorazione tardo barocca del prospetto principale.
I locali adibiti alla lavorazione e allo stoccaggio delle derrate agricole
(soprattutto mandorle e uva) si distribuiscono al piano terra, con semplici
aperture e volte a botte.
Piccoli lacerti di giardino e di agrumeto rimangono sul retro della
villa a memoria del grande parco che circondava la residenza, prima
di sconfinare nella grande campagna coltivata di sua pertinenza.

La cappella ha semplice prospetto in cui si apre una porta architravata;
all'interno un unico locale più volte rimaneggiato fino ai giorni nostri,
presenta volta a padiglione
con rientranze unghiate
in corrispondenza delle due finestre parallele sui muri laterali, della
porta e dell'altare in stucco sulle altre due pareti. Alla fine del
XVIII secolo Vincenzo Zanchi provvide a far arrivare da Roma le reliquie
di sei martiri con le relative bolle papali, per incrementare il culto
nella cappella. Negli ultimi decenni del XX secolo altri ambienti da
lavoro o per residenza sono stati accorpati alla villa rendendo più
difficoltosa la comprensione dell'armonia iniziale.
Villa Zanchi non è soggetta a vincolo.