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MORFOLOGIA DEL
TERRITORIO
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Il comune di Bari sorge su un territorio, la Conca di Bari, formatosi
nel corso di milioni di anni attraverso fasi di sedimentazione, tettonica,
erosione, che hanno prodotto l’alternanza di banchi tufacei, terreni
alluvionali e roccia calcarea del Cretaceo (chianche).

- La roccia calcarea (Calcare di Bari), formatasi durante il Cretaceo
superiore (100 milioni di anni fa), si presenta compatta e ben cementata,
e, essendo la formazione più antica, costituisce la composizione
preponderante del territorio, con spessori fino a diverse centinaia di
metri di profondità.
Negli strati che affiorano sul terreno si presenta con la caratteristica
forma a “chianche”. A causa della durezza del materiale, l’uomo
non ha sfruttato i terreni calcarei per lo scavo di insediamenti rupestri,
ma li ha utilizzati come materiale da costruzione.
Rari insediamenti umani hanno utilizzato il fenomeno carsico delle grotte
naturali, come nel caso della chiesa di S. Maria della Grotta e S. Angelo
di Cammarata.
- Le zone interessate dai banchi tufacei (tufo calcareo) si distribuiscono
su gran parte del territorio (tra Ceglie e Carbonara è ancora attiva
una cava per l’estrazione del tufo per l’edilizia), eccetto
la zona di S. Spirito, Loseto, e frazioni a occidente, verso Modugno e
Bitonto, dove si formarono delle paludi.
I banchi tufacei si sedimentarono sulle precedenti rocce calcaree, formando
strati orizzontali che vanno da pochi metri fino ad una profondità
massima di venti metri.
Sulle pareti dei banchi tufacei fu facile operazione per l’uomo
scavare grotte, “ipogei” e abitazioni rupestri, cioè
in rupe, perché la disponibilità di pareti verticali di
roccia permetteva agevolmente lo scavo di ambienti riparati dalle aggressioni
esterne.
Il “tufo calcareo” è costituito da Calcarenite di Gravina,
struttura tenera, porosa e poco cementata costituita da depositi calcareo-arenacei
e calcareo-arenaceo-argillosi formatasi durante il Pleistocene inferiore
(fino a due milioni di anni fa).
- Al Pleistocene superiore (130-50 mila anni fa) si fa risalire la formazione
di una fascia di dune di calcareniti ben cementate, le dune di San
Girolamo, che formano il comunemente detto “tufo carparo”;
i maggiori depositi, ormai esauriti per lo sfruttamento edilizio, affiorarono
nella zona tra S. Francesco e S. Girolamo a nord ovest di Bari.
Da questa cava furono estratti tra gli altri, i conci per la realizzazione
della muraglia a difesa della città vecchia e per la costruzione
dei bastioni del castello svevo.
- I terreni alluvionali, i più recenti, sono frutto dell’erosione
durante il Pleistocene superiore e l’Olocene (glaciazioni e post
glaciazioni) da parte di corsi d’acqua che scendevano dalle Murge
verso il mare, solcando la Conca di Bari. Essi vengono comunemente chiamati
“lame” e sono composti da terreni sabbiosi e terrosi.
Le lame, generalmente asciutte, hanno continuato a convogliare le acque
soprattutto durante le “mene”, grandi precipitazioni di pioggia,
trasportando i materiali disgregati delle Murge, che rendevano i suoli
particolarmente fertili. Sul territorio di pertinenza del Comune di Bari
si contano nove lame, che permettevano inoltre un più facile approvvigionamento
idrico.
È per questi motivi (reperibilità delle acque e fertilità
dei terreni) che proprio sul ciglio delle lame nel corso dei secoli l’uomo
ha creato diversi insediamenti, distribuiti secondo un criterio logico
che teneva conto anche delle vie principali, collegamento tra i diversi
casali.
LAME

1- Lama Balice: prosecuzione
del torrente Tiflis passante per Bitonto, scendeva verso il mare e toccava
le zone nei pressi dell’aeroporto Bari-Palese, lambendo le masserie
Framarino, Maselli, Caggiano, Triggiano, per sfociare
nei pressi di Fesca. Presso l’antico corso d’acqua sorsero
anche gli insediamenti di Cammarata e dell’Annunziata.
2- Lama Lamasinata: fra
le lame più importanti, scendeva tra Palo del Colle e Bitetto,
quindi toccava i terreni tra Modugno e Bitritto, nei pressi della chiesa
di S. Maria della Grotta; deviava poi verso S. Caterina e S.
Maria del Deserto, per proseguire verso la zona industriale.
Sfociava più o meno vicino alla spiaggia di S. Francesco- S. Cataldo,
dove è ancora visibile il “canalone” realizzato all’inizio
del XX secolo per convogliare le acque piovane durante le alluvioni. Sul
ciglio della lama sorgono numerosi insediamenti rupestri.
Una sua derivazione era la lama Gambetta, che da Modugno si ricongiungeva
lungo l’attuale viale Europa, nella zona industriale.
3- Lama villa Lamberti:
piccola lama che prende il nome dalla villa settecentesca che sorge vicino
allo stadio. Partiva poco dopo Bitritto e scendeva lungo la Strada Provinciale
Bari-Bitritto-Adelfia; da villa Lamberti proseguiva lungo Strada
Tresca, S. Fara, e sfociava nell’ansa detta di Marisabella, dove
oggi sorge il porto nuovo.
Toccava, oltre a villa Lamberti, le masserie Alberotanza,
Tresca e Dottula.
Un piccolo affluente, la lama Marchesa, nasceva all’incirca
nel punto in cui oggi passa lo svincolo della tangenziale in direzione
stadio–Cassano Murge, e scendeva lungo Strada S. Caterina, lambendo
le masserie Torre La Monaca e Torre Bella (strette
tra le lame Marchesa e Lamberti) S. Caterina, Arbinetto,
S. Giorgio. Si riuniva alla lama Lamberti all’altezza di
S. Fara.
4- Lama Picone: è insieme
alla lama Lamasinata il più importante corso d’acqua che
solcava Bari; in esso confluivano il torrente Baronale (passante
da Adelfia, Casino Don Cataldo, Loseto, Valenzano, Ceglie) e un
secondo torrente che da Sannicandro scendeva tra Loseto e Bitritto, S.
Maria Buterrito, Ceglie, dove iniziava un unico letto torrentizio.
Proseguiva quindi verso Parco Domingo e Poggiofranco (dove sono ancora
visibili importanti insediamenti rupestri) per sfociare nella zona di
Marisabella, insieme alla lama Lamberti: i due corsi d’acqua formavano
in questa zona una piccola palude simile ad un laghetto.
5- Lama Fitta: seguiva lateralmente
sulla destra lo svolgimento dei paesi di Loseto e Ceglie (toccati alla
sinistra dalla lama Picone) e scendeva tra le attuali Corso Alcide De
Gasperi e via Fanelli. Toccava la villa La Vela e scendeva al mare
dove oggi sorge la spiaggia di “Pane e pomodoro”. Importanti
insediamenti rupestri sono stati rinvenuti lungo il suo corso.
6- Lama Valenzano: nasceva
a Valenzano, per scendere lungo l’odierna via Fanelli e toccare
il territorio di Mungivacca. Sfociava al mare lungo il canalone ancora
esistente nel quartiere Japigia. La lama lambiva l’importante monastero
benedettino di Ognissanti di Cuti, nei pressi di Valenzano.
7- Lama S. Marco: piccolo torrente
che nasceva presso la masseria Carbone, oggi parrocchia di S. Marco
e scendeva lungo il piccolo tratto che portava al mare. Nei suoi pressi
anche la masseria Torre d’Amelle, dietro il Sacrario dei Caduti
d’Otremare.
8- Lama S. Giorgio: da Noicattaro
bagnava le campagne circostanti, fino a sfociare nella cala di S. Giorgio,
dove oggi sorge l’omonimo camping.
9- Lama Giotta: partiva anch’essa
vicino a Noicattaro e scendeva allargandosi verso le campagne di Torre
a Mare, dove sfociava. Toccava la masseria Giotta in zona Parchitello
(Noicattaro).
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